Telegiornale
Rai uno, ore 8,25 del 14 settembre 2006.
“Un minuto di storia” a cura di Gianni Bisiac.
Non
s’intravede alcuna razionale motivazione per cui un
giornalista possa essere pagato per diffondere inesattezze o per
stravolgere gli avvenimenti storici e, pertanto, non rimane che
prendere atto dell’esistenza, in seno alla RAI,
dell’incresciosa tendenza al pressappochismo e alla
superficialità informativa. Un fenomeno che rappresenta una
delle principali cause per cui, attraverso il piccolo schermo,
la disinformazione e l’ignoranza si diffondono a macchia
d’olio, e del perché i cosiddetti “luoghi comuni”,
piuttosto che essere concretamente demoliti, hanno preso ad
imperversare, alla stregua di tante “anofele”, sulla
indifesa massa dei teleutenti.
Ma passiamo ai fatti. Giovedì, 14 settembre 2006, alle ore 8,25
circa, è ancora in corso il “telegiornale del mattino”
quando il conduttore annuncia la messa in onda della rubrica
“un minuto di storia”, a cura di Gianni Bisiac.
Parlando di Amedeo di Savoia – Duca d’Aosta, Bisiac
ne traccia un brevissimo “curriculum” che si proietta sino
alla sua nomina a Viceré e Governatore dell’A.O.I.
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Sperando di
fornire utili informazioni su uno specifico momento storico che
riguarda l’Italia nella 2° Guerra Mondiale e non per spirito
di polemica verso il periodico che nel settembre 2004 ebbe
ingenuamente ad ospitare l’ameno servizio cui ci si riferisce,
riguardante gli avvenimenti bellici che coinvolsero Malta, si
ritiene opportuno riportare la risposta a suo tempo fatta
pervenire agli estensori dello stesso .
Panzane su
MALTA 1942.
Opportune precisazioni
e doverose rettifiche.
Leggendo
il farraginoso servizio “Arcipelago Maltese, un popolo in
difesa”, a firma di Carmelo Bonavia e Ricardo Nisi, apparso
sulla rivista AGORA’ n°17/18 del settembre 2004, non si può
non rimanere parecchio perplessi.Pur rispettando le soggettive
opinioni degli autori, i quali, chiaramente, si sono basati su
argomentazioni espositive strettamente di parte, oltre che su
notizie chissà dove attinte, non si può non evidenziare taluni
aspetti che non concordano con la realtà storica, così come
non si può sorvolare su alcune discordanze di date, citazioni e
riferimenti.
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Aspetti
controversi dell’invasione della Sicilia
- 10
luglio 1943 -
Sintesi
della conferenza tenuta dal Presidente dell'Associazione,
Augusto Lucchese, l'11 luglio 2008.
L’idea di invadere la Sicilia
era emersa a Londra già nell’estate del 1942, quando i
responsabili dell’apparato politico e militare inglese
ritennero di fissare due importanti obiettivi strategici nel
Mediterraneo: Sicilia e Sardegna, alle quali furono assegnati
rispettivamente i nomi in codice di “Husky” e “Brimstone”.
L’invasione tutta britannica delle due più grandi Isole
italiane, tuttavia, fu immediatamente contrastata a livello di
Alto Comando Interalleato.
La Conferenza di Casablanca (in codice “Operazione Symbol”),
fu organizzata, il 14 gennaio del 1943, proprio per prendere una
decisione sulla delicata questione insorta.
In tale sede, alla fine, fu stabilito di dare la precedenza alla
invasione della Sicilia che, distando appena 130 km. dalla costa
della Tunisia e molto meno da Malta, rappresentava il punto più
agevole per sferrare il primo attacco alla “Fortezza
Europa”. L’attacco, in ogni caso, sarebbe stato portato da
forze congiunte americane e inglesi.
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10 luglio 1943
invasione della Sicilia
GLI STRABILIANTI ERRORI DEGLI ALLEATI
Se gli Alleati avessero deciso a
tempo di impiegare altrove (nello mese di luglio 1943 e in
concomitanza con l’arresto di Mussolini) le forze occorse per
invadere la Sicilia, creando una robusta testa di ponte nel Sud
della Francia (progetto “ANVIL”) o nell’alta Toscana, la
guerra in Europa, specie in Italia, sarebbe durata almeno un
anno di meno poiché i tedeschi sarebbero stati costretti a
ritirarsi per non farsi intrappolare in una sorta di Stalingrado
Italiana. L’Europa non avrebbe subito tante distruzioni e
lutti.
Churchill, nella ponderosa e
documentata “La II Guerra Mondiale”, che raccoglie le sue
“memorie”, a tal proposito sostiene (pag. 52, parte 1°,
volume 5) che la sua idea era originariamente proprio quella ma
che “….gli americani non si lasciarono convincere”. Fu, in
effetti, un errore madornale del Pentagono e di EISENHOWER. A
pag. 67 afferma altresì che “….non c’era bisogno di
esaurirsi nei Balcani e in Italia”.
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