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La rubrica di Salvatore Presti

 

Quei grandi commercianti di Catania ebbero nonni e padri targati Enna 

Quando Catania, tra l’Ottocento e il Novecento, e fino a qualche decennio fa, accoglieva flussi migratori, costituiti anche da interi gruppi familiari provenienti dai paesi dell’entroterra dell’isola, da Enna si spostarono nella città etnea, attirati dal dinamismo economico-commerciale di quell’area, eccellenze d’imprenditori ed anche semplici commercianti in cerca di miglior fortune economiche che non solo si sono inseriti nel tessuto sociale della città ospitante ma hanno contribuito alla sua crescita economica e industriale. 

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Enna, da Comune a Provincia

IL 27 ottobre 1927, dopo 900 anni , un regio decreto ripropose l’antica denominazione latina . 
Da Castrogiovanni a Enna , 80 anni fa la città riacquistava il nome originario. E in un decennio il capoluogo cambiò volto con la costruzione di tanti edifici.
Lo storico “passaggio” avvenne ottant’anni fa, a quasi un anno dall’elevazione a Provincia della città, che diventò il capoluogo più alto d’Italia. Leggi tutto

I RICOVERI ANTIAEREI

 

A partire dalla seconda metà del ‘42 e nel primo semestre del 1943, nelle piazze e lungo le pareti rocciose della periferia della città, squadre di operai, formate da carusi e da uomini dai quaranta ai sessant’anni (tutti gli altri abili erano in divisa grigioverde al fronte), scavarono ininterrottamente al fine di approntare, al più presto, i ricoveri antiaerei per i civili. 

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Il 20 LUGLIO DEL 1943 le truppe alleate liberarono la città dal potere tedesco e fissarono regole per la distribuzione del cibo

Lutti, fame e bombardamenti: il ricordo è vivo Sessantacinque anni fa il ritorno alla libertà

(* sap *) L’ingresso della truppe alleate in città , avvenuto il 20 luglio del 1943 , sembrò essere per gli ennesi la fine degli stenti patiti sin dall’inizio dell’entrata in guerra dell’Italia .

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ENNA COM’ ERA.

 Il negozio (salone di barba e capelli) era un luogo d’incontro fino a tarda sera. 
Quando il barbiere suonava il mandolino e nel salone si parlava di donne e politica.
Fino agli anni Sessanta, tra dicembre e gennaio, il barbiere donava ad ogni cliente un piccolo calendario tascabile osé, illustrato con foto di ragazze seminude, legato con cordoncino e fiocchetto colorato, che emanava un gradevole profumo: il tutto finiva per animare la fantasia dei giovani e dei meno giovani. Veniva custodito, per tutto l’anno, nel portafogli e assai spesso si nascondeva alle donne di casa .

I VEGLIONI

 Il Ballo in Maschera si teneva, come da tradizione, il giovedì grasso. Alcuni partecipavano con maschere classiche (pulcinella, arlecchino) o di fantasia (strega , diavolo) ,altri non trovando più costumi carnevaleschi da affittare presso la Castellana ,(da tutti conosciuta “a zzè Ciccina a villarusana”),
indossavano la “scappuccia”, un antico mantello con cappuccino. Quasi tutti portavano una mascherina: con la “veletta, le dame;alla “zorro”, i cavalieri. Leggi tutto

I piroscafi

Dal 1870 i piroscafi solcarono il Mediterraneo svolgendo servizio postale , ma anche merci e passeggeri, verso Grecia, Turchia e Russia. E allora la città si chiamava Castrogiovanni. Quei due battelli della flotta dei Florio chiamati “Enna” e “Piazza Armerina”. 
(*Sap*) Nel 1861 Vincenzo Florio, il più grande capitano d’ industria della Sicilia , fra le tante attività , costituisce la società “Piroscafi postali” per garantire i servizi postali , di merci e di passeggeri , nell’Italia meridionale, nella Grecia, nella Russia ed anche nella Turchia. Leggi tutto

 

 

 

 

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