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Giornalismo e media

 

Emergenza libertà in Italia

 

La sentenza siciliana che ha condannato l’informazione in rete,ritenendola né più né meno che un crimine, sta suscitando proteste e allarme sul web e in ogni ambito del paese civile e responsabile. Leragioni sono pesanti come pietre. Sono stati attaccati princìpi che hanno fatto la storia del pensiero democratico: i medesimi per i quali,nel nostro paese, uomini come i fratelli Rosselli, Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Eugenio Curiel, Giovanni Amendola, hanno speso il loro impegno e dato la vita. 

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Un giornalista... d'epoca

Igino Giordani

I CATTOLICI LIBERALI

Il travaglio di formazione dello Stato moderno è stato vissuto dai cattolici europei con un tormento spirituale più acuto che negli altri cittadini. E si capisce. 

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UNA “CASTA” ALQUANTO DISCUSSA: I GIORNALISTI.

 

Le organizzazioni sindacali dei giornalisti, si sa, non disdegnano di fare ricorso allo “stato di agitazione” o allo sciopero. 

Le motivazioni, più o meno giustificabili, sono sempre le stesse ed hanno, prevalentemente, finalità economiche e di stabilità contrattuale. 

Mai nessuno, però, accenna alla inderogabile esigenza di “riqualificare” professionalmente una buona parte degli appartenenti alla categoria. 

 Stante che, almeno in teoria, la categoria dei giornalisti dovrebbe assicurare agli utenti televisivi ed ai lettori della carta stampata un soddisfacente e corretto e sufficiente livello di “informazione”, sarebbe da evitare, infatti, ogni pressappochismo, ogni imprecisione e ogni spirito di parte.

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IN ITALIA, COMANDA PIù IL GOVERNO O LA TV?


Lo scorso Festival di Sanremo ha evidenziato a chiare lettere che è la televisione a comandare di più.

Ci riferiamo all'aspetto becero e affaristico della TV che ha usurpato i valori morali e civili della società ed i cui uomini di punta dimostrano, ad ogni piè sospinto, di essere drogati dalla smania di potere e...


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Il Giornalismo oggi, i “media” e l’informazione

Porre in discussione l’utilità sociale della “informazione” sarebbe del tutto fuor di luogo, a prescindere dal fatto che potrebbe apparire quale una vana e pretestuosa polemica. E’ irrinunciabile, però, il diritto all’informazione corretta, veritiera e completa, al di fuori d’ogni valutazione soggettiva di parte e senza tentativi di mercificarla alla stregua di un qualsiasi prodotto consumistico. Dovrebbe essere chiaro a chiunque, e in particolare a certi tronfi “capoccia” che manovrano a loro piacimento emittenti televisive e testate giornalistiche d’ogni tipo, che il richiamato diritto alla corretta informazione è uno dei peculiari e irrinunciabili valori d’ogni società civile.

 

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LA TELEVISIONE E’ EDUCATIVA ?

-Parte prima-

…… riprendere la cronaca di un sabato pomeriggio del settembre 1989 (riguardante la presentazione in ante prima di un nuovo “…originale (?) motivo musicale composto da Francesco De Gregori, astro nascente della musica leggera”, sarebbe sicuramente prolisso. Sono riportate, pertanto, solo le osservazioni finali del simpatico trafiletto che allora scritto di getto. Chi volesse, eventualmente, leggerlo, potrà trovarlo nella rubrica “Cantautori all’arrembaggio”, alla voce “De Gregori”.



…….. Il fatterello raccontato, pur se all’apparenza insulso e marginale, induce a specifiche considerazioni. Diciamo che al povero “cantautore” di che trattasi (povero, si fa per dire!) non è attribuibile alcuna sostanziale colpa: fa il suo mestiere, pur gabbando, quando capita, i suoi sprovveduti “fans”.

 

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TELEVISIONI e “carta stampata” 

-PARTE SECONDA-



E’ trascorso parecchio tempo da quel sabato del settembre 1989 e molta acqua è passata sotto i ponti, ma il male oscuro che affligge l’ambiguo mondo dei mass-media (televisioni e carta stampata) non è regredito. Sembra, anzi, che si sia esteso e stia provocando sempre maggiori danni al tessuto vitale della Nazione, con particolare riferimento alla vita sociale, al mondo giovanile, al rapporto di fiducia fra base popolare e Istituzioni, ai valori della famiglia, all’attività produttiva ed economica. L’ambizione del potere, occulto o palese, la bramosia del profitto, la dominante confusione ideologica, la tendenza a chiudersi nelle varie sacche corporative, hanno stravolto, di massima, le finalità etiche di un’informazione corretta, imparziale ed esauriente.

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TELEVISIONE 

 Parte terza


Anche a non volere entrare nel merito dell’operato di “Mediaset”, di “La 7” e di tante altre trasmittenti regionali e locali (ad esempio “Antenna Sicilia” o “Il Tirreno”) che, essendo aziende a carattere commerciale sono esclusivamente soggette alla discrezionalità operativa dei propri organi pur se nell’ambito dalla vigente legislazione civile e penale, non si può sorvolare a cuor leggero sulle palesi disfunzioni di cui patologicamente soffre la Televisione di Stato (intesa RAI). Non è ammissibile, infatti, che in seno ad un organismo di natura pubblica e di proprietà dello Stato (quindi della collettività), continuino ad esistere macroscopiche “deviazioni”, abusi gestionali, inverosimili sciupii in materia di “compensi a contratto”, di “iperboliche prebende direzionali” e di anomale retribuzioni “ad personam”, senza parlare degli esorbitanti oneri per “spese di rappresentanza”, per “costi strutturali e scenografici”, per incredibili quanto immorali esborsi a fronte dei vari “giochi a premi” (1). 

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