QUESTA NOSTRA
VECCHIA TERRA
Dicono
che abbia due miliardi di anni, ma, in verità, non li dimostra
!
Con un po’ di civetteria, potrebbe togliersene parecchi
milioni senza con ciò far sorridere ne Giove, ne Marte, ne
Venere. Forse, a vederla da lontano, dallo spazio stellare o da
altri pianeti, i contorni dei continenti potrebbero sembrare di
qua e di la scrostati e frastagliati, gli oceani e mari
potrebbero apparire rigonfi e talvolta in preda a violenti
sussulti, i vasti deserti potrebbero essere scambiati per
immense e deturpanti chiazze gialle.
Le cattive comari, probabilmente, troverebbero il suo aspetto
piuttosto rugoso e avvizzito, a parte quei grossi foruncoli
parecchio diffusi sulla sua pelle e che di tanto in tanto
s’infiammano ed eruttano abbondante rossastra materia.
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RIFLESSIONI e
PROFEZIE 
sul
futuro dell’Umanità
“I nostri tempi sono duri e gravi”, scriveva, negli
anni quaranta, Nino Salvaneschi, un autore forse sconosciuto a
molti o dimenticato da altri, ma che in quell’epoca è stato
per parecchi giovani, ed anche per me, un faro e un riferimento,
il saggio “cantastorie”, come lui amava definirsi.
In uno dei suoi numerosissimi scritti, cita la frase di un
Accademico di Francia degli ultimi dell'800, Giorgio Lecomte, il
quale aveva affermato: "bisogna che ogni uomo assuma il suo
posto e la sua responsabilità nel mondo, se si vuole che la
civiltà non muoia". Pensiero parecchio profondo e
pienamente condivisibile.
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APRIAMO gli OCCHI
Che
brutta cosa la “nebbia” !
Ostacola la vista e fa correre il rischio, talvolta, d’ andare
a sbattere il naso contro qualche ostacolo che … non ha avuto
la buona creanza di scansarsi!
Non meno subdola è la “nebbia dell’anima”: può rendere
difficoltoso il cammino dell’esistenza, può impedirci
d’avvertire la presenza di chi s’approssima a noi con amore,
può portare a “scontrarci” con chi magari vuole solo il
nostro bene. Un po’ tutti, in tal modo, diveniamo artefici di
una sorta di “nebbia interiore”, che spesso avvolge il
nostro vivere quotidiano. Alla stregua di un vascello che spera
di scansare il tiro nemico ricorrendo all’uso dei
“nebbiogeni”, vorremmo sfuggire all’etica dei “rapporti
umani” celando vizi o paure, sottraendoci al dialogo, evitando
l’altrui curiosità, nell’illusione di evitare le bordate
“alzo zero” dei falsi amici, d’eventuali censori, di
malevoli avversari.
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