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APRIAMO gli OCCHI 

 

Che piacevolezza la “nebbia” !  Impedisce la vista e, talvolta, fa correre il rischio di sbattere il naso contro qualche ostacolo che non ha avuto la buona creanza di scansarsi.  Non meno subdola e pericolosa è la “nebbia dell’anima”. Può rendere difficoltoso il cammino dell’esistenza, può indurci a non avvertire la vicinanza di chi s’approssima a noi con amore e disinteresse, può portare a “scontrarci” con chi magari vuole il nostro bene. Un po’ tutti, in tal modo, diveniamo succubi di una sorta di “nebbia interiore”, capace d’avvolgere il vivere quotidiano e che, fuori strada, potrebbe condurci ai limiti di perigliosi burroni.

Alla stregua di un vascello che ritiene di poter scansare il fuoco di fila delle navi nemiche nascondendosi dietro artificiali banchi di nebbia, si spera di sfuggire all’etica dei “rapporti sociali” celando vizi o paure, sottraendosi al dialogo e alle domande impertinenti, nell’illusione d’evitare le bordate “alzo zero” di pseudo amici, d’improvvisati censori, di malevoli avversari.  Qualcosa del genere può anche accadere nell’ambito della famiglia, nelle comunità, nel diuturno impatto con la cosiddetta “società civile”. E non sempre si dispone di doti caratteriali, morali e culturali idonee a far comprendere il perché ci si sente ostaggio di un andazzo di vita incerto e aleatorio. L’abulia, l’insicurezza comportamentale, la carente educazione civica, la scarsa pazienza, la mancanza d’umiltà, sono altrettanti fattori che contribuiscono a creare quell’impalpabile coltre di nebulosità spirituale che impedisce di muoversi con ponderatezza nell’ambito dei rapporti interpersonali.  La caligine che prende il sopravvento nella nostra anima, talvolta per lunghi periodi, non ci fa desistere, però, dal rincorrere erronei sistemi di vita, erroneamente protèsi nello sforzo di “affiancare” e “superare” gli altri nell’ossessionante corsa al bugiardo benessere. Si corre il rischio, così, di brancolare fra le nebbie della coscienza e di compromettere ogni capacità di discernimento, magari arrecando offesa a chi ci sta vicino, oltre che danno a noi stessi. Proprio allora occorre coraggio e animo, occorre aprire gli occhi per procedere con cautela fra le nebbie dell’esistenza, per andare avanti con prudenza, con molta prudenza. Occorre allontanarsi in fretta, il più presto possibile, dalla fuligginosa coltre che opprime il nostro animo e intorpidisce il nostro intelletto.  Lungo l’itinerario della vita può anche accadere di incrociare dei viandanti stanchi, dai riflessi lenti, accasciati e scoraggiati che, forse, hanno smarrito la strada maestra. E se qualcuno cade per via, non abbandoniamolo al suo destino: aiutiamolo, sorreggiamolo e incoraggiamolo. Forse non ci eravamo resi conto che noi, proprio noi, possiamo essere un “faro” per i viandanti sperduti, un faro che può orientarli, che può aiutarli a venire fuori dalla “loro nebbia”.  Non facciamoci vincere da paure o timori, tendiamo la mano a chi ci sta vicino e assieme, sicuramente, si potrà lasciare alle spalle la “nebbia dell’anima”.

Sarà più agevole, alla fine, percorrere assieme la strada che porta al traguardo. Qualunque strada, buia, impervia o irta di pericoli che sia, non sembrerà ne lunga ne faticosa se percorsa in buona compagnia. 

                                                                                                                       Luau

 

Ass. Socio-Cult. «ETHOS - VIAGRANDE»  
Presidente Augusto Lucchese
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