Augusto
Lucchese
E’ sera
Fantasia di un sognatore
Guardo il cielo,
d’argentei astri e
fluorescenti stelle brulicante.
Aggirarsi lassù,
penso,
che bel viaggio sarebbe.
Poi,
un sogno torna alla mente,
come se un tempo nel silente spazio
a girovagar fossi stato,
fra mondi lontani e sconosciuti.
Come se,
nell’immenso cielo,
impetuosi impulsi, misteriose energie,
alla ricerca di Te m’avessero sospinto.
E quando vicina apparisti,
qual luminosa meteora ti dileguasti,
fra sperduti astrali orizzonti.
L’anima mia,
non paga,
in spazi infiniti ancor vaga!
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Ad un amico “sfiduciato”.
Iattura può sembrarti
non essere “qualcuno”.
Guai a pensare, però,
che la partita è chiusa,
che tutto è perso,
che inutile è la vita.
Che vale essere “importanti”,
…. solo per la gente?
Animo, amico mio,
non dubitare mai di te,
pur se “importante” ritieni di non essere,
pur se pochi apprezzano ciò fai.
Sappi che in te tutto è racchiuso,
il passato, il presente, il futuro.
Niente e nessuno
potrà mai farti divenire “importante”
più di quanto già sei,
di quanto ancora, se
vuoi,
potresti essere.
Siracusa, 1956
Caserma “Abela”
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Richiami
Nell’animo vicina sei,
pur se lontana rimani,
dall’ affanno mio d’ogni dì.
Amore infondi,
ma il mio cuore invano attende
la dolce compagna disiata.
Il tuo corpo m’ inebria,
il tuo viso m’ esalta,
il tuo sorriso m’ incanta.
Al mio fianco
però non sei
e sperduto mi sento.
Nel parco giardin di mia vita
la rosa più gradita sei,
bocciolo odoroso e vellutato,
fragrante e delicato.
Bellezza e sensi ardenti hai,
pur se di spine pungenti
ricca sei.
Morder vorrebbero
tuoi aculei insani,
ma bella e desiderabile
ognor rimani !
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Fantasia
Pensieri in libertà, sulla sponda del lago.
Alberi svettanti,
ali di farfalle colorate,
uccelli cinguettanti,
e Tu, come su un manto di fior distesa,
radiosa m’appar,
fra luccicanti stille di rugiada.
Qual luce per anelante falena m’attrai
e fra le braccia, gioiosa,
m’accogli.
Fra brulicanti inermi formiche,
al primo tepor del mattino,
il tuo amor, sublime,
in dono m’arrechi.
Ed io, soffrendo,
a nasconderti fatico,
geloso.
Sol di silenzioso affetto
ad avvolgerti riesco !
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Poesia di Carmelo Butera Bruno per
Maria Elena Pispisa in
Lucchese
ALLA MIA MAESTRA
Ch’è
duci stamattina
‘stu
cantu d’acidduzzi
mentri
supra li rami
si
vasunu ni’ guzzi.
Lu
suli li guarda,
prufumunu
li ciuri,
chi
festa pi’ lu cori
fattu
tuttu d’amuri.
Lu
iornu è tuttu nostru
ammenzu
l’alligria
e
lu cori innamuratu
è
sempri in compagnia.
1985
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In ricordo del Sacrario di
EL-ALAMEIN
In linea appaiono,
sotto i torridi raggi del sole,
i bianchi cippi dal tempo levigati,
or alla memoria affidati.
Come un’eco
offrono,
al mediterraneo vento,
il ricordo dei Martiri
segnando,
d’infinita gloria,
la fronte corrugata del deserto.
Raccontano d’impavidi Eroi,
che da cingoli e piombo nemici falciati,
con tenacia e fede lottarono
e per l’onore della Patria lontana
s’immolarono.
Fra le dune che d’Alessandro e dei Cesari
le orme conobbero,
di sacro li onora la terra straniera e
la luce dell’immortalità
le gesta n’esalta!
1987
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I
MIGRANTI
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Cambiano paese secondo le stagioni,
come uccelli in cerca del nido,
d'antiche millenarie radici portatori,
sospinti dai venti dell'esistenza
che dolcemente o rabbiosamente
soffiano.
Hanno lo sguardo smarrito,
ad orizzonti infiniti e sconosciuti rivolto.
Si muovono come su un palcoscenico,
fra pochi protagonisti e molte comparse,
tra scene grandiose e sfarzose
sorrette solo da fragili ponteggi d’argilla.
Sono un fatto della natura,
come il sorgere ed il tramontar del sole,
come il cielo stellato,
come il mare placido o in tempesta.
Sono i nomadi della Terra
che lontani si spingono, in silenzio,
oltre ogni confine.
Sono sugheri galleggianti,
gocce d’acqua che inventano gli oceani,
fiumi vorticosi che alcuna diga può contenere.
Sono lacrime copiose che col sudore si confondono,
sono prede per disgustose iene voraci,
per sciacalli senza timore,
per ingordi che li vendono per sporco denaro,
sono merce per chi avvia anime al diavolo.
Nessuno, però, è forte quanto un migrante:
ha la resistenza del camminatore instancabile,
ha la pazienza di chi sa digiunare e aspettare.
Nel piccolo spazio del suo cuore
riposano tradizioni e amori antichi,
in un angolo del suo cervello
vivono sogni, affetti e speranze.
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Un migrante, pur se deriso o maltrattato,
in se ha i valori dell’universo, della leggenda,
d'inappagati desideri,
ha un suo misterioso mondo interiore.
I suoi occhi profondi,
di tristezza spesso velati
ma lucenti e fieri,
sanno esplorare ogni oasi,
sanno conservare il dolore segreto
dell’umanità oppressa.
I migranti sono esseri liberi che cambiano paese
per non morire,
pur se costretti a viver da clandestini
perché ladri di storia, di dignità, di giustizia,
seguitano a sconvolgerne i miraggi.
Pur se nati ricchi di ragione, d’energia, di vitalità,
vagano come battelli nella bufera,
in lotta contro i flutti, le avversità, i pericoli.
Sono l’etica dell’essere contro l’avere,
sono l’eredità della storia.
Queste cose si dicono in cento lingue,
mille volte al giorno,
da migrante a migrante, da nomade a nomade,
… da amico a conoscente.
Ma il triste viaggio continua e ai migranti
accadrà ancora di lottare,
non solo contro la miseria,
non solo contro i prepotenti,
non solo contro le false idee,
ma contro chi, per puro egoismo,
non vuol vivere con essi da uguale,
pur percorrendo la stessa strada!
2003
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SOLITUDINE
Oh,
quanto pesante è il prezzo
d’indesiderata solitudine.
Le braccia apro,
alla ricerca di qualcuno,
ma a mani vuote rimango,
insicuro, come cieco.
Spalanco gli occhi,
sperando,
ma nulla scopro di vero,
solo il passato.
Amore, passioni,
amicizia, affetti,
più nulla valgono ?
Trionfa il banale,
l’apparenza, il pretesto.
Per non sentirmi in colpa,
stare al passo tento,
ma non riesco.
Non provo alcuna angoscia,
però, pur se il deserto
avvolge ormai le città.
Nella mia parca oasi,
nondimeno,
ancor fioriscono
sentimenti puri,
ideali sicuri!
2001
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SENNO
ANTICO
Sebbene
il tempo avessegli la chioma incanutita,
pur fresco e vègeto rimanea,
qual'era nell’età fiorita.
Modesto, affabile, umano, ai doveri ligio,
ognun merito gli elargiva.
Aperta la mente, cuor sincero e candido,
di ragion prudente era.
Donde giungono, gli dicean, tanti pregi e lumi ? ….
….Consigli seppi prender da semplice natura,
di cui tutti siam figli, rispondea.
…Dalla tortora appresi ad esser fedele,
dalla formica ad esser operoso,
dall’ape provvido e industrioso,
dalla colomba l’amor per la pace trassi.
…. Dall’avita saggezza, l’umil gratitudine e
l’amicizia vera appresi.
…. A star lontano m’avvezzo
d’ogni tal che
merita sprezzo,
d’asservimenti, vizi e screzi,
non sono oppresso.
.
…. A gufo arrogante somiglia chi prepotente e greve
è;
chi troppo ciarlier diventa,
ridicol ad ognuno appar.
… Chi ad altri ruba,
a gazza
ladra somiglia.
.
…. Della vipera è pari chi odio e invidia nutre.
…. Chi il debole opprime, o mal dispensa,
lupo perfido o iena vorace diviene.
D’animal grifagni e infidi, come vedi,
le città
abbondano,
più assai che selve e dirupi.
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Testo tratto dall’Enciclopedico Almanacco per
l’anno 1833 –Tipografia Eredi Abbate – Palermo -
(rielaborato da LUAU,
nel 2004)
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