La frana
di Messina e il fango della politica.
L’Italia è quel bel paese in cui, fra tante patogene e cancrenose anomalie politiche e istituzionali, esiste la poco edificante caratteristica del non sapere mai applicare il detto “prevedere e provvedere”.
Il verificarsi, ogni volta, di immani disastri, di paurosi incidenti, di sconvolgenti tragedie, a parte
la consequenziale sommatoria di centinaia di vittime, porta a rendersi conto di quanto colpevole sia, provatamente, la variegata nomenclatura che siede nei vari posti di responsabilità.
Fa rabbia e provoca disprezzo l'operato di costoro, sia di
quelli che pascolano beatamente al vertice delle insipienti e
politicizzate Istituzioni centrali che di quelli che, di
massima, si danno da fare per mungere, talvolta in proprio, la
mucca delle lottizzate amministrazioni periferiche. E’ del tutto
superfluo approfondire l’analisi del complessivo assurdo scenario che fa da sfondo al triste
scenario nazionale in cui va in scena, quotidianamente, la tragedia politica della
decadenza e dello sfascio dell'Italia del Risorgimento e della
rinascita democratica. Tragedia che, in funzione della tanto
decantata “alternanza”, è recitata, a turno, da più o meno
improvvisati e mediocri attori (leggi uomini della politica
arruffona), sia di destra che di centro o di sinistra. Attori spesso affiancati e integrati da altri teatranti di specifica origine
settaria e tornacontista che, adoperando feudali sistemi di
potere e riesumando, ove possibile, taluni cimeli storici,
interpretano una parte ad effetto antisociale, se non
addirittura distruttivo dei valori della buona amministrazione.
Gran parte dei disastri ambientali, strutturali ed ecologici
traggono origine dall'incongrua interpretazione della funzione
pubblica da parte di rabberciati amministratori più o meno
democraticamente eletti.
Quando poi, alla fine, al presentarsi del “dopo disastro”, appare fuor di luogo, oltre che irriverente e offensivo per le vittime, battersi contritamente il petto, annunciare,
ipocritamente quanto spavaldamente, il formale avvio della caccia al colpevole,
magari rilasciando inconcludenti dichiarazioni di solidarietà, promettendo aiuti riparatori,
ostentando buoni proponimenti per il futuro, instaurando il solito giochetto dello scarica barile.
In una parola e come buttare fumo negli occhi degli attoniti
cittadini al fine di mascherare la cruda
pregressa realtà che, molto spesso, inconfutabilmente evidenzia un criminoso stato di fatto.
Una nebulosa realtà fatta di ricorrenti trascuratezze e di omertose coperture
(talvolta affidate alla copertura dellafarraginosa burocrazia)
oltre che di interessati favoritismi, di lacunose quanto contraddittorie
disposizioni, di strumentali sovrapposizioni di competenze e di “poteri”. Una realtà
intrisa di sfacciato sperpero di denaro pubblico, di incredibili sciupii, di esose prebende e onorari, di spropositati oneri
di natura politica, di colpevoli distrazioni di risorse finanziarie.
Il tutto volto a realizzare spropositate e spesso ridicole sceneggiate (festeggiamenti, ricorrenze, manifestazioni
di facciata ecc. ecc.), di più o meno congrue elargizioni di contributi per spettacoli, sponsorizzazioni, convegni, ecc., più che altro
aventi fini elettoralistici, se non proprio di concertato “voto di scambio”.
Il danno (patrimoniale oltre che morale e psicologico) emerge dalla
trascurata “prevenzione”, della mancata elaborazione e realizzazione di
validi piani di messa in sicurezza del territorio (dissesti idrogeologici, disboscamenti e incendi, fenomeni erosivi, inquinamenti vari), dalla
disattesa tutela delle popolazioni che vivono nelle sapute zone a rischio, dalla
incuria verso il patrimonio paesaggistico e monumentale, ecologico e naturale,
di vaste aree del territorio nazionale.
A quando, però, una più incisiva presa di coscienza della parte sana del popolo?
Anche attraverso un più scrupoloso e corretto uso del voto?
5 ottobre 2009
Ethos Associazione - Luau
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- Alluvione del Polesine (1951), Calabria (1951 e 1953), Salerno (1953), la tragedia del Vaiont (1963), inondazione di Firenze (1966), ICMESA di Seveso (1976), Voltri – petroliera “Haven” (1991) , Cagliari (2008), Aniene (2009), ecc. ecc., per citare solo alcuni dei più noti e multiformi disastri ambientali
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