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GUERRA RUSSO - UCRAINA
CRISI USA – UCRAINA
 Trump – Zelensky.


 

Protagonisti:
DONALD TRUMP - VOLODYMYR ZELENSKY - VLADIMIR PUTIN.

Nella misura in cui il 47º Presidente degli Stati Uniti, in sella da poco più di un mese, ritiene di avere conquistato un suo Olimpo, di essere una sorta di redivivo Giove, di poter coercizzare Nazioni e Popoli, alla stregua di sottomessi “numi”,  è lapalissiano il perché si rivolge all’altrui attenzione sfoggiando un poco simpatico muso duro e un bellicoso cipiglio.
Nel suo animo barocco è forse convinto che le ultime elezioni, dubbiosamente democratiche, oltre a permettergli di varcare trionfalmente la soglia della Casa Bianca, simbolo della offuscata “costellazione” USA, lo abbiano insediato in una strategica posizione soggettiva che gli permette di dettare “diktat” a tutto spiano e di ogni natura.
A fronte di una assolutistica visione delle facoltà di comando, profittando della forza centripeta del potere economico e militare USA, a dismisura cresciuto (magari con sistemi non proprio etici o altruistici) nell’arco di circa tre secoli (dalla “Dichiarazione d’indipendenza” del 4 luglio 1776 ad oggi), il summenzionato nuovo inquilino della Casa Bianca, nella presunzione di essere una sorta di “invitto conducator”, di “imperatore medievale”, sembra essere convinto che la “superpotenza Yankee” (USA), sicuramente determinante fra quelle Nazioni che idealmente appartengono al cosiddetto “Occidente globale”, possa aspirare a ridefinire a suo vantaggio l’ordine internazionale, in contrapposizione alle concorrenziali Nazioni del blocco “Brics” , Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.
S’è avuto occasione di scrivere che cotanto “riformista”, “portatore sano di 79 focosi anni, intestatario “povero” di un patrimonio di appena 6 miliardi di dollari che, tuttavia, nulla tolgono agli ascritti 34 capi d’accusa per reati vari, in verità poco attendibili o provati, asserisce di essere stato “salvato” da “Dio in persona” per condurre il suo invitto Paese verso un benessere mai prima raggiunto. Obiettivo che ritiene di potere perseguire ponendosi in rotta di collisione con ex amici (Danimarca/Groenlandia, Paesi europei) o vicini di casa (Canadà, Messico, Panama), venendo a patti (trasparenti o meno non ha importanza) con i dichiarati avversari da “guerra fredda”, senza rinunciare, ciononostante, ad assecondare e armare coloro che, in forza di specifiche vedute o per difendere nazionalistici interessi, seguono fedelmente la tecnica del Far West creando, armi in pugno e in parecchie aree terracquee del Pianeta, massacri di innocenti, distruzioni a tappeto, indescrivibili disastri ambientali”.
In parole povere sembrerebbe che la nuova Amministrazione USA, con a capo il tetragono Trump, dal tono di voce e dal gesticolare improntati al suo arrogante temperamento, in nome di una non abbastanza chiarita voglia di “pace” (pur se non sembra esaustivamente precisato che “tipo” di pace possa essere in grado di offrire alle Nazioni che da tempo l’hanno persa), ritiene probabilmente che sia possibile imporre ai cinque Continenti una nuova e aggiornata “Dottrina Monroe”, una sorta di “USA uber alles”, supportata dalla decantata potenza militare “number one”, su cui principalmente poggia la sbandierata strategia programmatica del nuovo tuonante emiro a “stelle e strisce”.
I piani di Trump riguardanti la sperata fine dei conflitti in Medio Oriente e in Ucraina, non sembrano finalizzati verso il raggiungimento di una agognata “pace mondiale”, bensì appaiono improntati alla velleità di “trattare più o meno segretamente” una sorta di “par condicio” con la Russia (in funzione degli atteggiamenti antiamericani manifestati dal sodalizio “BRICS”) per la spartizione e per l’accaparramento del “dominio economico” di ricche zone del Pianeta, oltre che per una tacita assegnazione di rispettive “zone di influenza”.
Il tutto sottomettendo (pur se solo economicamente) miliardi di esseri umani al dispotismo di trasversali ingorde multinazionali che, con il benestare dei Governi interessati, gestiscono il potere nei vitali settori della industria pesante, della tecnologia spaziale e satellitare, degli armamenti, del commercio, della finanza, operando dispoticamente nell’ambito della irreversibile “globalizzazione” da cui dipende la futura esistenza della umanità, intesa nel suo complesso e in relazione alle crescenti esigenze della stessa.
Ciò comporterebbe la sistematica emarginazione di parecchie Nazioni (fra cui quelle europee, Italia compresa) che, deficitarie di una propria autonomia produttiva, tecnica e militare, verrebbero ad essere assoggettate, di fatto, ad orbitare in un artefatto “sistema planetario della economia mondiale” in cui taluni “super astri” industriali, commerciali, finanziari in forza delle rispettive intrinseche dimensioni, risulterebbero in grado di esercitare una sorta d’asservimento alla loro prevalente forza gravitazionale.
Non occorre certo, a tal proposito, un quoziente di intelligenza superiore al minimo per nutrire più d’un sospetto circa la reale natura e consistenza dei proponimenti portati avanti dalla amministrazione USA di Trump.
Potrebbe darsi, di contro, che la “italianissima” Presidente del Consiglio, ritenendo pura e respirabile l’aria del Continente … americano, per come adulatoriamente presentata da Trump e Musk, non si sia resa conto della probabilità di essere stata solo strumentalizzata e di che cosa effettivamente possa saltare fuori da dietro l’angolo dell'atavico subdolo imperialismo dalla faccia pulita made in USA.
Sono già parecchio evidenti i segni di una odierna riedizione della perversa tattica del “divide et impera”, a suo tempo adottata dagli antenati romani per dominare il loro Impero. Oggi, però, non si è più ai tempi dei dispotici Imperatori di quei secoli ed è bene che nessuno ritenga possibile reincarnare qualche “tiranno” alla Caligola o alla Diocleziano.
E’ sperabile che taluni arroganti “magnati” d’oltre oceano o d’altri luoghi possano avere un po’ di dimestichezza con la storia che narra dei dispotici, talvolta crudeli, avvenimenti e degli ignobili comportamenti che portarono allo sfaldamento dell’Impero Romano.
Il pericolo più consistente è quello di dovere constatare che, dal periodo del deprecabile “colonialismo militare, selvaggio e incivile” dei secoli scorsi si possa pervenire, oggi, ad una forma magari più soft, ma non meno deleteria e oppressiva, di sottomissione economica, strutturale e forse anche culturale degli apparati istituzionali di parecchi Paesi deboli o non in grado di reagire allo strapotere dei super colossi mondiali, targati USA o BRICS che dir si voglia.
La memoria non dovrebbe permettere di dimenticare le conseguenze (ancora oggi, per molti versi, insanabili) apportate dalle storture esistenziali, dai disastri sociali e materiali, dalle tiranniche sofferenze, lasciate in eredità dal colonialismo dell’era britannica, francese, portoghese, olandese, tedesca, zarista, e chi più ne ha più ne metta, senza dimenticare neppure quella italiana.
Un sistema di ladresca appropriazione di vasti e ricchi territori che ebbe a consentire l’abominevole sfruttamento di paesi e popolazioni a vantaggio degli occupanti-oppressori.


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VOLODYMYR ZELENSKY.


Il Presidente in carica dell'Ucraina, pur se elettoralmente non convalidato, dimostra in larga scala di non tenere in giusto conto le sofferenze materiali e morali della incolpevole popolazione civile del suo Paese, le distruzioni di interi quartieri cittadini, delle centinaia di migliaia di morti (militari e civili), il parossistico clima di ansia e di pericolo dovuto al susseguirsi delle indiscriminate azioni distruttive apportate dalle centinaia di droni che quotidianamente colpiscono le strutture essenziali dei popolosi centri abitati.
Seguita a porre in evidenza la sua propensione a riservarsi una nicchia di prima linea nel vasto e tenebroso museo della cattiveria umana, ove sono evidenziati quei tanti personaggi, più o meno di portata storica, che nel corso della loro presenza sulla scena pubblica hanno fornito dimostrazione di irrazionale ostinazione, di errata valutazione di taluni incontrovertibili fatti storici, di irresponsabilità civica, correndo incontro al rischio di divenire una sorta di carnefice dei propri stessi concittadini.
Ciò, tuttavia, non giustifica la provocatoria e salace qualifica di “comico mediocre” (in contrasto con quella illogica di “dittatore”) attribuitagli dallo spaccone Trump, qualifica non certo idonea a mettere a fuoco il carattere del discusso capo della Nazione ucraina che, a fronte della aggressione subita or sono tre anni addietro da parte della Russia ex staliniana e condividendo la definizione sapientemente coniata da Papa Francesco, è divenuta “la martoriata Ucraina”.
Nato il 25 gennaio 1978 a Kryvyj Rih (664 000 abitanti), in Ucraina meridionale, da una famiglia di origine ebraica, laureatosi all'Università di Kiev, Zelensky si proietta subito verso la carriera di attore, salvo poi, a fine 2018, a candidarsi per le elezioni presidenziali.
Nonostante non avesse alcuna specifica preparazione politica, la popolarità frattanto acquisita come attore e la dichiarata posizione perseguita contro la dilagante “corruzione”, inaspettatamente lo fanno balzare in testa ai sondaggi.
Ogni riferimento al Grillo italiano è puramente casuale.
Dopo essere risultato il candidato più votato, il 21 aprile 2019 sconfigge al ballottaggio il presidente uscente Petro Poroshenko (filo russo), ottenendo il 73% dei consensi, e conquista la maggioranza assoluta dei seggi.
Da Presidente inasprisce la repressione dei movimenti russofoni di confine (Donbass) ma, pur avendo promesso che si sarebbe adoperato per una soluzione negoziale della crisi russo ucraina del 2014 (Crimea), non riesce a stabilire buone relazioni con la Russia.
La tensione tra i due Paesi, anzi, si acuisce parecchio a seguito del suo progetto di perorare l’ingresso dell'Ucraina nella NATO, probabilmente a ciò indotto dall’appoggio fatto intravedere dai Paesi occidentali, particolarmente dagli Stati Uniti.
Questa ultima iniziativa, da Putin ritenuta inconsulta e provocatoria, ha esasperato in gran misura l’insanabile conflittualità con la confinante Russia. Conflittualità che, vedi caso, non è una cosa nuova. Essa si manifestò cruentemente, con alterne vicende, già ancor prima del periodo zarista e si acuì ancor più, dopo il 1918, con la Russia bolscevica post leniniana, sino all’era staliniana, quando l’Ucraina fu definitivamente annessa all’URSS.
Nel condurre il proprio Paese verso una impari lotta militare, verso inenarrabili sofferenze e lutti per la popolazione, verso estese distruzioni ambientali, verso un vasto logoramento del tessuto produttivo, ha dimostrato di non avere una adeguata e lungimirante caratura valutativa, a parte la confusa concezione di quella che in effetti è la posizione geografica, strategica ed economica della Ucraina.
Avrebbe dovuto ricercare, viceversa, un accettabile compromesso piuttosto che irrigidirsi su posizioni di sfida, giuste o sbagliate che fossero.
Sta di fatto che, a quanto sembra, s’è fatto trascinare dalla sua predisposizione a recitare la parte dell'eroe, stile Rambo.
Egli, fuori dalla realtà delle cose e quasi con “nonschalance”, seguita a correre dietro alla convinzione di poter “vincere” la subdola guerra portata avanti dal tiranno ex “falce e martello” ed ex “primo della classe” del sanguinario e imperscrutabile KGB (servizio segreto dell'Unione Sovietica), il quale, dagli sfarzosi saloni del Cremlino, condiziona l’unanime aspirazione ad una preziosa pace mondiale (in atto sempre più compromessa, purtroppo) e minaccia, magari in sordina, chissà quale cataclisma globale ove lo si ostacoli nel realizzare i piani, più o meno noti, volti a ripristinare in toto il dominio geografico, politico ed economico su quelle “zone di influenza” spudoratamente pattuite nel febbraio 1945, in quel di Yalta, fra il suo beneamato ascendente Stalin e i degni compagni di merenda Roosevelt e Churchill.
Non si è più ai tempi di Davide e Golia ed è parecchio evidente che si corre il rischio di divenire ostinati e spregevoli criminali nel sottovalutare o trascurare i rischi cui andrebbe incontro il Pianeta ove, magari per ripicca o per assodata incoscienza, si desse avvio ad un terzo conflitto mondiale, presumibilmente ricorrendo all’impiego, anche a largo raggio, di spaventosi e micidiali ordigni nucleari, notoriamente e potenzialmente capaci di distruggere intere aree continentali e di provocare la morte di miliardi, proprio miliardi, di uomini.
L’ irragionevole Zelensky, malgrado possa invocare non pochi attenuanti a suo favore, dovrebbe darsi una mossa nel rendersi conto che, senza l’intervento di un “miracolo” e nella ipotesi che dovessero venire meno i sostanziali apporti in armi e mezzi tanto “generosamente” (purtroppo senza riflettere adeguatamente sulle palpabili conseguenze) erogati dalla disunita Europa e dalla opportunistica USA, la sua sfida all’impero ex staliniano di Putin (una volta inteso come URSS e oggi ridimensionato a semplice “Confederazione Russa”) non offre probabilità di successo militare e tanto meno di ulteriore lunga resistenza.
Zelensky non ha compreso (o non vuole comprendere, magari in forza del nefasto antico assioma “muore Sansone con tutti i Filistei”) che la sua Ucraina non ha la potenzialità di contrapporsi validamente alla diabolica, lenta e progressiva tattica demolitrice e disgregante posta in atto dalle Forze Armate russe.
La spaccona Europa (rappresentata, in maggior parte, da Francia, Inghilterra, Germania e, solo minimamente, dall’Italia) rifiuta, di contro, di prendere atto che non dispone di una idonea forza militare ed economica in grado di supplire al ventilato blocco (sembra che sia già in corso) degli aiuti militari USA all’Ucraina fra cui, in particolare, i moderni e sofisticati apparati di difesa antiaerea agganciati alla rete satellitare “Echelon” della CIA e “Starlink” di Musk (foto a fianco) che si avvalgono di sperimentati sistemi di “signal intelligence” degli spazi aerei basati su segreti software di intercettazione di qualsivoglia oggetto volante, anche in recondite zone del Pianeta.
Il sostegno sino ad ora fornito dall’efficiente sistema satellitare americano (insostituibile punto di forza per il controllo degli spazi aerei e marittimi europei, ucraini e russi) è risaputamente in mano al ben noto e, dicono, poco affidabile miliardario Musk - accanito sostenitore di Trump - entrato a fare parte della odierna Amministrazione USA ed a cui è stata disinvoltamente affidata una strategica funzione operativa.
La citata Europa, sperabilmente conscia di quanto sia necessario evitare qualsivoglia ufficiale coinvolgimento della NATO, sembrerebbe che, in atto, in aggiunta al controproducente apporto già fornito in armi, munizioni, equipaggiamenti e apparati tecnici, per circa 360/miliardi di Euro, non possa inviare altro che una sorta di “armata Brancaleone”, attinta a spicchi dai 27 Paesi dell’Unione. Sarebbe alquanto difficile, infatti, indurre ad andare in prima linea le folte schiere dello strabocchevole, pernicioso e disarmonico “esercito” dei “chiacchieroni - bla… bla” italo-europei, notoriamente autentici perditempo, nullafacenti, in linea di massima scarsi di comprendonio, normalmente dislocati o imboscati nei vari compartimenti stagni delle Istituzioni parlamentari, partitiche e amministrative.
Chissà, comunque, se i loro sproloqui quotidiani, spregiudicatamente diffusi tramite la tossica e incontrollata “rete”, verrebbero ad essere più efficaci, nel mettere a tappeto le crudeli armate di Putin & c., delle batterie anticarro, dei nidi di mitragliere, dei droni più o meno a lunga gittata, della distruttiva “dinamite” dei sabotatori di impianti e ponti.
A fronte dei nuvoloni neri addensatisi sul mondo occidentale (Europa in primo piano) dopo la fosca e triste sceneggiata qualche giorno fa andata in onda in presa diretta nella “stanza ovale” della Casa Bianca, c’è solo da augurarsi che nelle menti degli imprudenti “capo bastone” partecipanti all’infelice simposio, ritorni la voglia di dialogare con serenità e calma, senza arroganti provocazioni, senza pregiudiziali irrigidimenti, senza irrazionali o distorte pretese, senza minacce foriere di “guerre nucleari”.
Trump e Zelensky in uno al loro influente entourage, saranno capaci di conferire questo “miracolo” alla preoccupata umanità?

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E come suole dirsi “non c’è due senza tre”.
Sembra del tutto pertinente, infatti, accennare brevemente al “terzo incomodo” fra i “primi attori” della orripilante “tragedia greca” che, in chiave moderna, taluni spudorati “oligarchi” sparsi in parecchie aree strategiche dei cinque Continenti dell’acciaccato Pianeta Terra, hanno inscenato, con spirito di acceso antagonismo (del tutto paragonabile ad un patologico input di autolesionismo), in danno della tanto osannata ma oltraggiata civiltà.
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VLADIMIR VLADIMIROVICH PUTIN.


Magari seguendo le orme del compianto Michail Gorbaciov, avrebbe potuto essere un grande protagonista di questo secolo ma le sue zaristiche e smodate ambizioni, oltre che la sua nebulosa formazione caratteriale, di certo sviluppatasi nell'ambito dei servizi segreti URSS (leggi KGB - Komitet Gosudarstvennoy Bezopasnosti, Comitato per la sicurezza di Stato), glielo hanno clamorosamente impedito.
I suoi occulti intrecci di potere e le sue drastiche politiche di dominio, oltre che gli efferati sistemi repressivi a lui attribuiti anche in materia di eliminazione dei nemici dichiarati, annullano quanto di positivo ha fatto nel riuscire a rilanciare la Russia fra le più importanti Nazioni del Mondo dopo esserne divenuto, a seguito della crisi del 1991 che segnò la fine della spietata URSS di Stalin, l’autocrate incontrastato.
Oggi il Mondo si trova al cospetto di un Vladimir Putin notoriamente insensibile per sua conformazione caratteriale, incattivito per vocazione e mefistofelico per professione.
Sembra che per lui la democrazia consista nel costringere la gente a votarlo in maniera bulgara, assicurandogli la possibilità di governare (alla stregua di un despota) senza oppositori di rilievo e con pochi e trascurabili rischi di sovvertimento popolare.
Il suo potere accentratore e assolutista fa leva altresì sul fatto che la ricchezza del sottosuolo russo e siberiano è stracolmo di materie prime che spaziano dagli idrocarburi liquidi e gassosi a quelli solidi quale il carbone fossile, cui s’aggiungono i ricchi giacimenti di ferro, manganese, nichel, titanio, rame, stagno, piombo, financo tungsteno.
Senza dire di diamanti, oro, platino e palladio.
Ciò in buona misura permette alla Confederazione russa di essere in ottima posizione gratuatoriale sia in campo energetico che industriale, di gestire una consistente fase di sviluppo produttivo (PIL) e di incremento di strategici investimenti.
Induce inoltre l’autocrate Putin a porre sul tappeto variegate mire espansioniste, oltre che di esercitare spregiudicatamente un incisivo controllo degli Stati satelliti, anche ricorrendo alla forza delle armi, come è accaduto in precedenza in talune zone caucasiche e medio orientali e come sta in atto accadendo in Ucraina.
La storia non lo collocherà certo fra i personaggi meritevoli di imperituro positivo ricordo.

11 marzo 2025                                                                                        
 Luau
 

Ass. Socio-Cult. «ETHOS - VIAGRANDE»  
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