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Sciascia la pensava così. 

 

Meridionalista d'indiscussa fede e convinzione, prima che la vita lo abbandonasse, Sciascia ebbe il non comune coraggio d'affrontare un tema spinoso e molto delicato: i rapporti fra Stato e mafia. In uno dei suoi illuminati interventi, (Corriere della Sera - 1987) ebbe a porre sul tappeto il problema di un "possibile eccesso di potere" da parte... degli Organi Istituzionali cui per legge era stata demandata la lotta alla mafia (Commissioni Antimafia nazionale e regionale e "pool" di magistrati), relativamente ai settori di loro competenza. Sciascia fece intendere che, all'interno di tali Organismi, potesse manifestarsi, per finalità d'arrivismo politico o di carriera, una qualche forma di perniciosa "tendenza al protagonismo". Ebbe a tratteggiare, ancora, uno scenario dal quale emergeva la preoccupazione per una certa "similitudine" che avrebbe potuto manifestarsi fra i sistemi e i metodi adoperati nei due campi contrapposti. L'uno, volendo sicuramente rendere più visibile l'impegno legalitario nella lotta al crimine organizzato ed alle infiltrazioni mafiose o malavitose nelle strutture pubbliche. L'altro, nella speranza di potere sfruttare, per propri fini illegali, le crepe esistenti nel sistema politico - amministrativo delle Amministrazioni pubbliche ! Oggi, a distanza di tanto tempo, non sembra necessario modificare o aggiungere alcunché al pensiero di Sciascia ! 


 

 

 

 

 

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