La
Sicilia nella Storia de’
“Il Gattopardo”
In
uno alle tematiche d’attualità, al documentarismo storico e
sociale, ai testi allegorici o umoristici, la narrativa italiana
del ‘900 ha dato particolare rilevanza, più o meno
obiettivamente e realisticamente, alle problematiche socio
ambientali delle regioni del Sud e particolarmente della
Sicilia. Ciò perché il Sud ha rappresentato da sempre, e forse
lo rappresenta tuttora, un mondo a se. Portatore
d’antichissima storia e cultura, di radicate tradizioni,
ricchissimo d’impareggiabili paesaggi e d’insigni monumenti,
è stato, nei secoli, oppresso e sfruttato, trascurato e
dimenticato, talvolta con la connivenza di nobili casati e della
classe politica ! Furono solo dei palliativi, e non
rappresentarono affatto una svolta, le inadeguate iniziative
adottate in un certo deprecato “ventennio” nel tentativo di
rimediare alle ben note colpevolezze di matrice borbonica e,
ancor più, dei governi succedutisi dopo il l’unificazione
della penisola sotto Casa Savoia (1870).
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Uno
dei “Racconti di Roccadisopra” di Pino Ferrante
-“Michele
scunchiuduto –
cuppularo
con laurea in medicina”
“Come
si fa a lavorare con un caldo all’ombra di trenta gradi e con
un’afa che ti tiene a mollo da mattina a sera! Ci comportiamo,
senza rendercene conto, come le pecore, che sotto il sole
restano immobili, per impedire che il movimento faccia crescere
la temperatura corporea”.
Michele, sbracato su una sedia in vimini avanti al bar, tentava,
con queste parole, di offrire un sostegno antropologico e
climatico all’immobilismo o alla pigrizia dei mediterranei,
assioma per alcuni e pregiudizio per molti.
Giuseppe, il cameriere, intervenne con sarcasmo: “ Il caldo lo
senti tu e pochi altri figli di papà come te. Se fossi
costretto a guadagnare i soldini della granita e del panino di
semola che quotidianamente ti servo, non faresti caso alla
calura, di cui soffro anch’io. Ma non faccio come le pecore e
lavoro dieci ore al giorno per mettere insieme il pane ed il
companatico per la famiglia.
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