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I Sultani d'Italia.


 
Nel solo ambito parlamentare ne abbiamo più d’uno, anche di bassa caratura intellettiva e culturale che, spesso e volentieri, scadono in  comportamenti poco consoni ala loro veste ufficiale. Ove poi s’aggiunga la discutibile condotta di una gran parte della vasta pletora dei sottosultani di periferia e dei vari emiri annidati nelle Regioni, nelle Province e nei Comuni, anche lo scenario della società italiana rischia di divenire, di questo passo, l’ambiente più che congeniale per il manifestarsi di una vivace protesta di piazza delle categorie popolari più disagiate, dei lavoratori in crisi, dei giovani disoccupati. Vivace protesta che potrebbe sfociare in una qualche "primavera" nostrana.  Sta di fatto che quasi tutti i citati sultani, sottosultani ed emiri evidenziano, di massima, la medesima ottusa volontà di pensare solo a se stessi, al proprio portafoglio, agli interessi dei clan di appartenenza. Salvo poi ad avere la faccia tosta di lamentarsi se qualcuno protesta e li contesta, talvolta sino ad offenderli. La loro caparbia sfacciataggine rappresenta il carburante che alimenta i motori dell’antipolitica, degli indignati, dei “forconi”, dei camionisti, dei pescatori e di chi, in generale, non sopporta più gli i misfatti e gli abusi della attuale classe dirigente. Osservando e analizzando i fatti e gli avvenimenti dell’ultimo sessantennio (specie se ci si riferisce all’ultimo “ventennio” berlusconiano) sono pochi coloro che, in coscienza, possono vantarsi d’avere agito “nell’interesse della collettività nazionale”. I pochi "matusa" dell'antecedente generazione politica, residua espressione di quello che fu il vetusto mondo degli inveterati idealisti, hanno dovuto soccombere di fronte agli avvoltoi delle caste (per non dire delle “cosche”) che si sono impadroniti del potere. Tale constatazione, pur senza generalizzare, riguarda un po’ tutto il mondo della politica, senza distinzioni di settori o di partiti. Il fenomeno, eticamente involutivo quanto epidemico, ha preso campo, inoltre, nelle alte sfere dei vari organismi statali (tutti inclusi e pochi esclusi) sino a diffondersi (speriamo non irreversibilmente) fra i colletti bianchi di periferia, talvolta ancora più insensibili - e quindi più pericolosi - di coloro che siedono nelle comode poltrone dei vari centri di potere e dei vari ministeri. A fronte di tutto ciò è estremamente viva la sensazione - parecchio vicina al timore o alla paura - che anche l’attuale compagine governativa (formata da insigni professori e rinomati tecnici, ….. almeno così ci sono stati presentati, pur se i fatti non sembrano convalidare un chiaro positivo giudizio) non sia in grado e non abbia la determinazione di differenziarsi dall’oscuro e fazioso modo di operare dei predecessori, specie se riguardante gli inveterati bucanieri bossiani o arcoriani. Sembrerebbe che parecchi scheletri negli armadi appartengano anche ai nuovi “manager di governo” e che troppi condizionamenti (palesi o occulti) impediscano o rallentino quelle scelte coraggiose che avrebbero dovuto segnare, già sin dall'inizio, un vera svolta verso la rinascita morale e strutturale della Nazione. Prova ne sia la dimostrata mancanza di coraggio nell'affrontare alla radice il conservatorismo delle caste privilegiate, oltre che l'emorragia dei consistenti quanto ingiustificati costi della politica (1), delle irragionevoli e gravose spese militari (2), degli sconsiderati oneri di rappresentanza e di facciata, del cumulo di elevati compensi e immeritate pensioni. Senza dire degli onnipresenti doppi e tripli incarichi, magari incompatibili fra loro, dei diffuso sistema dei "controllori - controllati” di sturziana memoria, dei noti e non noti sfacciati conflitti d'interessi, e chi più ne ha più ne metta. Il tunnel (o la palude - che dir si voglia) in cui il Paese s’è ritrovato per effetto della liberticida vigente legge elettorale (il nauseabondo “porcellum” dell'ilare Calderoli, padano "doc") non sembra sia al termine. Per effetto della stessa l’attuale Parlamento si trova ad essere composto in buona parte da amici degli amici, da ingordi professionisti doppiolavoristi e, più in generale, di servitori opportunisti e mercenari dei ben noti sultani d’Italia. L’esimio Prof. Monti, dall’alto della sua cattedratica sornionità che sa più di "europeo" che di “italiano”, non sembra avere compreso che la situazione della base popolare è allo stremo per via dell’esosa e accresciuta imposizione fiscale, per l’incapacità  (o connivenza) governativa di esercitare un efficace controllo delle tariffe dei servizi essenziali (Enel, innanzi tutto), per il costo della vita in irrefrenabile ascesa. Non è ammissibile che i sacrifici debbano essere intesi come un pesante fardello da far gravare solo su una parte della popolazione (i famosi "solti noti") mentre, di contro, quel famoso 10% (cui appartengono molti che palesemente sono indegni di essere chiamati italiani) che detiene il 50% della ricchezza nazionale continua a rimanere sfacciatamente protetto (più o meno artatamente o solo per spirito di colpevole solidarietà) e seguita a condurre la bella vita di sempre, fatta di sciupii, di sfarzi, di ostentazioni. Vieppiù perché una tale anomalia è apertamente in contrasto con qualsivoglia principio di "scienza delle finanze" e di "economia politica" cui, si spera, i professoroni e i tecnotraci prima citati dovrebbero essere in grado di fare mente locale. Non sarebbe male se i soloni della nuova compagine governativa comprendessero, una volta per tutte, che l’unico vero e salutare antidoto alla evasione ed elusione fiscale non può che essere l’imparziale, semplificata ed equa riforma del fisco. Una riforma che, augurabilmente, non venga ad essere fondata sulla discutibile "equità" di stampo montiano. Sembra però che a palazzo Ghigi si parli di tutto, di decisioni più o meno urgenti ma più che altro in grado di accontentare l'Europa e l'ingordigia dei "mercati finanziari" - pur se ai fini dell'auspicabile difesa dell'Euro -, di riforme settoriali nel campo delle liberalizzazioni e semplificazioni (un autentico specchietto per le allodole), di pseudo piani di rilancio economico, di studi per l’ipotetica diminuzione della disoccupazione giovanile, ecc.ecc.. Non sembra, però, che si discuta, convintamene e seriamente, dell’indifferibile assunzione di provvedimenti atti a porre ordine nell'attuale tetra giungla fiscale. Tale constatazione è del resto convalidata dalle recentissime illazioni riguardanti i metodi anti-evasione posti in cantiere dal novello taumaturgo dell'Agenzia delle Entrate, rispondente al nome di Attilio Befera. Sono metodi di prevalente natura repressiva (quindi poco educativi e per niente riformativi del sistema), difficili da perseguire nel lungo periodo e prevedibilmente poco efficaci e producenti ai fini dell'estirpazione della mala erba dell'evasione e della elusione. Vedi, ad esempio la generalizzata compromissione della "privacy" e il "bomerang" dell'ufficializzata abolizione del segreto bancario. Sono metodi talmente empirici e astrusi (oltre che presumibilmente parecchio onerosi) che, con ogni probabilità, anche dopo la loro ipotetica futura applicazione, l’Italia seguiterà ad essere il paese dei furbi, dei senza scrupoli, degli approfittatori. Ciò a prescindere dal fatto incontestabile che il rullo compressore del fisco, spesso per semplice inettitudine degli svogliati o formalisti operatori del settore, non riesce a distinguere fra l'evasore disonesto e il contribuente volenteroso che magari in buona fede è portato a sbagliare o, più semplicemente, non ha i soldi per fronteggiare l'esosità delle tasse o dei balzelli imposti dai variegati esattori-usurai legalizzati. Senza dire, poi, dell’eclatante colpevolezza del legislatore e dei responsabili del Ministero dell'Economia che prima si chiamava "delle Finanze" (.... forse di quelle dissestate e incontrollate?) i quali, in piena sinergia fra loro, sono riusciti ad accumulare, in barba ad ogni reiterata promessa di semplificazione burocratica e funzionale, oltre 100/mila fra leggi, decreti legge, decreti ministeriali, regolamenti applicativi, circolari di settore, ecc. ecc Sarebbe interessante, a tal proposito, sapere quanto è costato l’inconcludente "regno" di Calderoli - Ministro per la semplificazione - e di Brunetta - Ministro per la pubblica amministrazione e innovazione. Un autentico marasma legislativo e dispositivo che rappresenta una sorta di “tunnel della paura”, pieno di insidie e trabocchetti. A stento riescono a barcamenarsi in esso gli attrezzati studi di commercialisti lautamente foraggiati da chi, ovviamente, se lo può permettere. Il semplice contribuente "fai da te" - pur se intruppato in qualche CAF di periferia - rischia invece di essere travolto dagli ingranaggi del farraginoso meccanismo fiscale ed esattoriale, magari lasciandoci le penne. 
Tutto ruota attorno all'insaziabile ingordigia del mostro a due teste che è la spesa pubblica (oltre il 25% di essa è improduttivo o ad... "usum delphini") (3) e ai quasi 2000 miliardi di debito pubblico consolidato, a fronte del quale non esiste alcun serio progetto per la sua concreta riduzione. Un andazzo di cose che rasenta l'irrazionalità, la mala fede, l'irresponsabilità, quando non proprio la colpevolezza. 
Nel tempo, opportunisticamente e in maniera talvolta calcolata, tutto è avvenuto e seguita ad avvenire, con il pressoché rituale "imprimatur" dei vari inquilini di Palazzo Ghigi e di coloro che, ai vari livelli istituzionali, dovrebbero esercitare la responsabile funzione di controllo e dovrebbero sanzionare (non solo a parole o con bei discorsi) chi, investito di pubbliche funzioni, agisce scorrettamente nell'ambito del quadro politico e istituzionale di questa defraudata e maltrattata Italia. 

02/02/12 

Luau


Note:

(1) - vedi la beffa dell' annunciata e mai compiutamente realizzata riduzione dei lauti appannaggi (diretti e indiretti) dei parlamentari, del dimezzamento degli stessi, della cancellazione dell’immorale finanziamento ai partiti che nel complesso incide, come è noto, per circa 1,2 miliardi di euro; 
(2) – Trattasi di circa 24 miliardi di euro, a parte gli oneri delle missioni all’estero per altri 1,4 miliardi. Una spesa iperbolica rispetto alla complessiva utilità dell'apparato. Oltre il 65% della stessa è assorbito dagli oneri per il personale specie perché ben più del 50% dei quadri effettivi è costituito da sottufficiali, ufficiali di medio e alto livello e da ben 500 generali di cui parecchi con più linee sulla "greca", talvolta nullafacenti o solo addetti a compiti di natura più formale e coreografica che sostanziale. Un altro buon 25% è costituito da “graduati di truppa” – soldato scelto, caporale e caporal maggiore)Domanda: - che se ne fa l’Italia di due costosissime portaerei (l’Inghilterra - antica padrona dei mari - non ne ha neppure una) o di un numero spropositato di aerei supersonici d’attacco, di svariate centinaia di “carri armati” di grosso tonnellaggio, di artiglierie di grosso calibro e di migliaia e migliaia di cingolati? 
(3) - ben 71.662 macchine blu continuano a circolare producendo una spesa di circa 1,85 miliardi di euro, in gran parte destinata, a parte il costo, la gestione e la manutenzione delle sofisticate vetture, a coprire l'onere per il personale (35 mila unità). 


 

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