UOMINI D’ALTRI TEMPI.
UN PERSONAGGIO INDIMENTICABILE:
Gaetano Baglio - Provveditore agli Studi
Giorni addietro, così per caso, conversando di personaggi d’altri tempi con un fraterno amico, un pensiero attraversò la mente e fece riaffiorare il sempre vivo ricordo di un uomo di straordinarie virtù d’animo, di mente vivace e pronta, di profonda cultura, d’irreprensibile condotta civica, morale e religiosa. Parlo dell’avv. Gaetano Baglio, nativo di Riesi, sociologo insigne, appassionato educatore, indomito assertore dei diritti civili e inflessibile osservante dei sacri valori della libertà e della
giustizia (vedi nota in fondo al testo).
Fu Provveditore agli Studi di Enna dal 1947 al 1951 e in tale veste ebbi la fortunata ventura di conoscerlo. Avevo vinto il concorso indetto dal Ministero della P.I. per “vice ragioniere” presso i Provveditorati agli Studi e, ricevuta la relativa nomina, il primo giorno di aprile del 1949, non ancora ventunenne, mi presentai a lui per assumere servizio. Lavorando alle sue dipendenze e al suo fianco per circa otto mesi, ebbi modo di apprezzarne l’alta professionalità, il senso del dovere, la linearità, la bontà d’animo. Sperando che chi legge non mi tacci di sciocca retorica, non posso non affermare che la poliedrica personalità del Provveditore Baglio si manifestava e s’affermava in ogni circostanza, dai più piccoli particolari della sua vita semplice ed essenziale al modo austero e determinato, ma affabile e bonario, di svolgere il suo delicato e importante incarico istituzionale. Schivo da convenevoli, sereno, coerente e imparziale nei giudizi, nemico dichiarato di qualsivoglia “raccomandazione”, rifiutava apertamente ogni privilegio e men che meno eventuali “favori”. La sua costante vicinanza, i suoi consigli formativi, la sua paterna figura di maestro di vita, furono per me una esperienza ineguagliabile, tale da lasciare un incisivo e indelebile segno di positività e di crescita interiore. Per dirla con “Reader’s Digest”, fu per me “un uomo che non dimenticherò mai”.
Come non ricordare i tanti importanti e meno importanti episodi che determinarono in me così tanto profondi sentimenti di entusiasmo, di ammirazione e di stima?
Nelle ore libere, quando le condizioni meteo permettevano, aveva l’abitudine di fare lunghe passeggiate, in costante e voluta solitudine. Fu così che un giorno, nella piazza del Belvedere, notò alcuni ragazzi che giocavano con un
qualcosa che almeno nelle loro intenzioni avrebbe dovuto
assomigliare ad un pallone. Era nient'altro che un precario
aggeggio ricavato da vecchi giornali strettamente appallottolati e tenuti
assieme da varie passate di spago. La scena lo attrasse e accostatosi prudentemente ai bambini, interloquì con loro. Chiese se andassero a scuola, chi fosse il loro maestro e come mai non disponessero di un vero pallone. Ottenne solo delle timide e quasi preoccupate risposte
pur se in una cosa furono unanimemente chiari: non disponevano dei soldi per comprarne uno più adeguato. Carezzando la ricciuta chioma del più grandicello, che sembrava essere anche il più autorevole, a mo’ di conclusione gli disse:
“….domani, quando sei in classe, devi dire al tuo maestro che il Provveditore desidera che comperi un vero pallone per te e per i tuoi amici, ….dirai pure che poi passi da me e gli rimborserò il denaro speso”.
Tale era il suo animo e tale la sua indole comprensiva e generosa.
La sua esistenza era costellata da una lunga serie di consimili episodi che sarebbe quasi impossibile enumerare ed evidenziare. Basta ricordare, ad esempio, un fatto emblematico che
ebbi occasione di acclarare a seguito di uno specifico incarico ricevuto. Aveva disposto che ogni
mese avrebbe dovuto essere detratto dal suo stipendio il controvalore di un assegno della Banca d’Italia
da inviare sistematicamente a Napoli ad un giovane studente universitario. Era il figlio di un suo caro amico, purtroppo
indigente, cui in letto di morte aveva promesso di farsi carico, senza limitazioni di tempo, del mantenimento del giovane agli studi. Tale episodio
da appieno la misura della generosità che animava il suo modo di essere.
Ma non basta. Quando accadeva che ricevesse, pur se nella qualità di autorevole
rappresentante delle istituzioni, biglietti omaggio per qualche particolare manifestazione
- in special modo in occasione della stagione lirica al Castello di
Lombardia -, la sua provata modestia e le sue radicate convinzioni etiche, lo
inducevano a restituire il tutto ai relativi mittenti. Ebbi occasione di
leggere casualmente, lì sul suo tavolo di lavoro, la minuta di una lettera di accompagnamento in cui, nel ringraziare per la gentilezza ricevuta, affermava spartanamente che
per andare a teatro "era giusto acquistare i biglietti al botteghino” e che,
eventualmente lo si volesse, “il relativo importo avrebbe potuto
essere devoluto in beneficenza ”.
Vestiva all’antica, pantaloni e giacche fine ‘800 in grisaglia, camicie particolari, colletti inamidati e cravattino. Quando acquistava qualche nuovo capo o ordinava un abito su misura, ne chiedeva subito il costo ma guai a
sentirsi dire “sa sig. Provveditore … trattandosi di lei ….”. La risposta, pur se affabile e cortese, era una e una sola:
“… mi dica per favore il prezzo effettivo, … altrimenti si tenga pure la merce”.
Il suo comportamento era sempre improntato alla gentilezza, all’affabilità, alla delicatezza. La mia stanza di lavoro era
confinante con la sua e mai m'accadde di ascoltare toni di voce alterati, pur se
le motivazioni certo non mancavano. L’unica volta che lo sentii alzare la voce, parecchio concitatamente, fu
per una telefonata da parte di un noto parlamentare locale il quale, forse
ignorando le regole morali dell’interlocutore, s’era azzardato a chiedergli di annullare - o quantomeno di mitigare - la decisione di
rimuovere dall'incarico un Direttore Didattico che s’era reiteratamente
permesso di insidiare l’onestà e la dignità di una giovanissima maestra del suo
Circolo, anche ricorrendo all’intimidazione e a manifeste
angherie. Rimbeccò duramente l’incauto personaggio manifestando chiaramente,
peraltro, l’irrevocabile volontà di non modificare alcunché del rapporto già
pronto per l'inoltro al Ministero. A fronte degli incontrovertibili fatti, da lui personalmente accertati, quel tale Direttore non era degno, a suo giudizio, di continuare a ricoprire un incarico tanto delicato.
Ero addetto alla liquidazione delle spettanze mensili degli insegnanti “provvisori”
- il cui calcolo avveniva a fronte delle ore di servizio segnalate dalle
Direzioni didattiche - e dovetti ricevere un giorno la maestra di che
trattasi venuta in Provveditorato per accertare il perché avesse percepito un compenso inferiore a quello di altre
colleghe. Dimostrata la regolarità formale dei conteggi e quindi dei compensi, non potei che ascoltare le particolareggiate rimostranze dell’interessata nei confronti del suo Direttore, basate su asserite gravi motivazioni.
Aveva scoperchiato un autentico “vaso di pandora”. Le consigliai, ove non avesse voluto accettare
la situazione, di farsi ricevere dal Provveditore e di sottoporgli il concatenarsi dei fatti lamentati. Ne scaturì una
doverosa inchiesta e, da una attenta ispezione personalmente condotta dallo stesso
Provveditore. risultò che il Direttore aveva artatamente comunicato dei dati non
veritieri. Quel Direttore, per la cronaca, non solo fu rimosso dall’incarico ma fu retrocesso e trasferito in altra sede. L’inflessibile senso del dovere e della giustizia erano prevalsi su ogni altra considerazione e
non era stato attribuito il pur minimo peso a qualsivoglia
richiesta di ammorbidimento dei provvedimenti assunti.
Nell’espletamento del suo incarico era attento, scrupoloso e imparziale. Non che pregiudizialmente non si fidasse dei vari capi reparto ma
nel suo alto senso del dovere era riposta l’istintiva tendenza a rendersi
personalmente conto di ogni cosa. Leggeva quindi ogni relazione, seguiva attentamente lo svolgimento del lavoro, esaminava a fondo ogni decisione e, principalmente, curava la regolare e imparziale formazione delle varie graduatorie.
Sin dalle prime settimane di servizio m’era incuriosito non poco il fatto che
il sabato, sistematicamente, non lo si vedeva in ufficio. Potei presto sapere,
però, che ciò dipendeva dal convinto e assoluto rispetto dei principi della religione evangelica
- valdese da lui professata sin dalla gioventù. La sua coscienza,
in ogni caso, lo portava a recuperare, malgrado nessuno glielo avesse mai chiesto o imposto, le ore di lavoro non prestato. Tutte le domeniche, quindi, osservando strettamente l’orario dei giorni feriali, si recava in ufficio per svolgere il suo compito.
Fra i tanti consigli ricevuti uno, in particolare, m’è rimasto sempre impresso nella memoria. Mi suggerì di leggere attentamente le direttive ministeriali e regionali poiché spesso e volentieri l’una era discordante dall’altra. Aggiunse, con un sorriso sornione, un ironico commento:
“…vede, occorre prestare molta attenzione perché poi, alla fine, la colpa è sempre nostra; …. si da il caso che abbiamo due padroni, uno a Roma e uno a Palermo, che spesso e volentieri non sono in accordo fra loro”.
E, per finire, come non ricordare un altro emblematico episodio della sua incommensurabile sensibilità. Un tardo pomeriggio del mese di luglio, mentre m’attardavo in ufficio per smaltire
del lavoro giacente, trovandosi a passare per la sottostante Piazza Prefettura e vista la luce della mia stanza ancora accesa, ebbe a pensare che,
disattentamente, fosse stata lasciata accesa. Pensò di accertarsene e
constatata la mia presenza, quasi con delicatezza fece
capolino fra le ante della porta e, con la sua consueta bonomia,
mi apostrofò: “…senta, … il gelato glielo mando
qui …. o se lo viene a prendere fuori”. Come a dire la smetta che è tardi.
Questa era la forza con cui s'imponeva al rispetto di chicchessia, con cui acquistava la stima e l’affetto di chi gli stava vicino, di chi godeva
dell'opportunità di apprezzare il suo grande animo, il suo profondo idealismo, la sua superiore
concezione dei rapporti umani. Come se appartenesse, oltre che ad un’altra epoca, ad una diversa dimensione spirituale. Non è fuor di luogo affermare che si poteva intravedere in Lui un personaggio da aggiungere al libro “Cuore”.
15 marzo 2011
Augusto Lucchese
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(nota)
- L'Avv. Gaetano Baglio nel periodo in cui ricopriva
la funzione di Provveditore agli Studi a L'Aquila, dopo avere
dato alle stampe un suo scritto che criticava alcuni aspetti
della cosiddetta “riforma Gentile” del 1923, rifiutò senza
esitazione alcuna il perentorio ordine del Ministro di
ritrattare l’argomento e "sua sponte"
decise di dimettersi.
“Rinunciò alla sirena fascista" per continuare ad essere
libero portatore del pensiero liberale risorgimentale.
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Gaetano Baglio
Nato a Riesi 24/8/1879
Morto a Roma 14/1/1968
Alunno degli ultimi maestri del
Risorgimento all’Università di Napoli,
si consacrò alle scienze sociali e
all’educazione dei giovani;
prese parte alla prima campagna
di Libia con la Croce Rossa Italiana
e fu animatore del fronte interno
durante la prima guerra mondiale;
per amore inflessibile delle libertà
democraticamente rinunciò agli uffici,
e visse solo, studioso, austero e benefico;
con mente sagace indagò e penna sicuro
illustrò i tempi di Omero, di Esiodo,
di Eschilo e di Cristo Gesù.
L'Avvocato Gaetano Baglio, sociologo, è un personaggio riesino che occorre rivedere e rivalutare per le sue opere letterarie e scientifiche che vanno molto oltre il noto Solfario.
Ho avuto modo di consultare, approssimativamente, alcune sue opere e ho notato che nel lavoro mette la stessa passione letteraria e scientifica. Gaetano Baglio: da Omero al Solfaraio al contadino; dall'epica, alla dura vita quotidiana dei minatori e dei contadini.
I suoi testi si trovano in tutte le biblioteche che si rispettano, compresa la Biblioteca Nazionale di Torino.
Un riesino che rinunciò alla sirena fascista per essere portatore del pensiero liberale risorgimentale.
Era un fervente e attento osservante della Chiesa Evangelista-Valdese
Recenzioni:
Odisseo nel mare mediterraneo centrale
secondo i libri V e IX - XII dell'Odissea.
Roma, L'Erma di Bretschneider, 1958.
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Il Prometeo di Eschilo e la storia ellenica e persiana
fino all'invasione persiana di Atene
American Academy in Rome
Gaetano Baglio ha voluto dilettarsi a scoprire quanto tempo Gesù sia rimasto con Giovanni:
«Com'è notorio, mentre il Vangelo di Marco (I, 12-13) usa la formula che quando Gesù fu battezzato — ntys, subito, — "lo Spirito lo spinse nel deserto"; Matteo (IV, 1), invece, usa il generico e vago avverbio di tempo — tote, allora, — e dice: "Allora Gesù fu condotto nel deserto dallo Spirito"».
Tuttavia, prosegue quest'autore, «in periodo successivo al battesimo di Gesù, i discepoli di Giovanni recarono questa notizia al loro maestro (Gi, III, 25-26): "Colui che era con te — os en metá sot — al di là del Giordano»
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Gaetano Baglio -
Pubblicazioni, libri e discorsi
Una risposta
Tipografia De Angelis e Bellisario – Napoli 1900
Il Solfaraio
Ricerche sul lavoro e i lavoratori delle miniere di zolfo della Sicilia
Appendice - Su la sulphur e la produzione di solfi in Sicilia
Editore Pierro - Napoli 1904
Per la politica e il diritto delle assicurazioni sociali del lavoratore
Editore Pierro - Napoli 1908
L’assicurazione degli operai contro gli infortuni del lavoro
e il sindacato obbligatorio di assicurazione mutua fra gli esercenti delle miniere di zolfo in Sicilia
Napoli 1908
Per la politica e il diritto delle assicurazioni operaie obbligatorie
Napoli 1909
Sicilia Piemonte e Lombardia nella statistica giudiziaria penale
Note di statistica giudiziaria penale
Note di statistica e di sociologia criminale
Editore Pierro - Napoli 1910
Monografia di una famiglia del contadino giornaliero in Sicilia
nell’anno colonico 1904 – 05
Roma, Direzione del giornale degli Economisti
Tipografia della Libreria Moderna - Caserta 1912
La scuola primaria nell’economia sociale
Rivista L’amministrazione Scolastica - Caltanissetta 1913
L’arte del Seicento e la sua tradizione a Lecce
Inaugurazione della regia scuola d’industrie artistiche di Lecce, il 13 febbraio 1916
Lecce 1916
La questione sociale e la guerra
Discoeso del Regio Provveditore agli Studi Gaetano Baglio
per l’inaugurazione dell’anno 1917 - 18 Università Popolare di Bari
Bari 1917
Sviluppo di coscienza e lotte d’armi nell’Europa:
riassunti finali delle conferenze tenute a bari, nel gennaio del 1918
Bari 1918
Per la nuova Scuola dell’Italia
Bari 1918
Italia e libertà nel Mediterraneo
Bari 1919
Questione sociale e questione scolastica
Bari 1919
Per lo sciopero dei maestri elementari
Bari 1919
Il pensiero di Giovanni Bovio su lo Stato e la guerra
Scansano 1919
Lavoro scuola e wilsonismo
Bari 1919
Per la società delle nazioni
Bari 1919
Guerra, nazionalità, lavoro e scuola
Raccolta dei discorsi pronunciati a Bari dal 02/11/1917 al 09/03/1919
Edizioni Accattilgil e C. – Bari
La scuola sociale
Atti del convegno scolastico pugliese su la questione sociale e la questione scolastica tenuto a Bari il 9 marzo 1919
Bari 1919
Educazione e diritto del lavoro
Editore Pierro - Napoli 1920
Profili di geografia, norma penale e politica marittima di Omero
nella navigazione di Odisseo
Pubblicazione rivista Marittima, Ministero Marina - Roma 1932
Le origini di Gesù in rapporto alla storia del Re Erode e al messianismo
da Daniele a San Paolo
Libreria Internazionale Treves di L. Lupi – Napoli 1939
Gesù e il romanesimo del suo tempo
Editore Angelo Signorello – Roma 1952
Odisseo nel mare mediterraneo centrale
Edizione L’Erma di Bret Schneider – Roma 1958
Il prometeo di Eschilo alla luce delle storie di Erodoto
Editore Angelo Signorello – Roma 1959
Il prometeo di Eschilo e la storia ellenica e persiana
fino all’invasione persiana di Atene
Roma 1959
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(Notizie desunte dal sito "Comunità riesina nel
Web")
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