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IL PAESE DELLE “CASTE”


L’Italia, risaputamente, è dominata dall’incontrollato sviluppo delle “caste”, perniciosa proliferazione dell’anomala tendenza istituzionale a permettere che si determinino talune condizioni, tacite o più o meno codificate, acchè tale fenomeno si radicalizzi, magari in maniera irreversibile e dannosa per la collettività nazionale. 
Per chi fosse all’oscuro del non tanto recondito significato del termine “casta”, basta fare riferimento alla definizione, facilmente reperibile in qualsivoglia dizionario, che così recita: - “trattasi di gruppi sociali, rigorosamente chiusi, legati da comuni finalità, interessi e prerogative”
Il sistema delle “caste” ha particolarmente caratterizzato, nei secoli, la struttura sociale dell’INDIA, regione da cui detto fenomeno trae origine storica. Esso, risaputamente, ha generato variegate forme di emarginazione, diversità di trattamento fra i ceti sociali, disuguaglianze, abusi, vessazioni, fanatismo, oltre che, talvolta, terrorismo e violenze. 
Tornando all’annoso problema delle “caste di casa nostra”, v’è da dire che non sono ne poche ne insignificanti. Sono, viceversa, oltremodo radicate nel tessuto sociale e istituzionale della Nazione, oltre che parecchio influenti rispetto allo svolgimento dei quotidiani rapporti fra il cittadino - utente e i variegati settori istituzionali e dei servizi, anche in forza di prevaricanti normative e sistemi operativi vigenti, di onerosi privilegi tariffari (o di esosi onorari) acquisiti e di una sorta di accesa quanto riprovevole autodifesa di specifici interessi di parte. 
Le “caste” italiane, di norma, trovano copertura sostanziale e giuridica nella legalizzata esistenza di variegati “ordini professionali o di categoria”, oltre che, in taluni casi, nella poco trasparente attività di specifici organi istituzionali. Fra di esse primeggiano, ovviamente, quelle dei “politici di professione”, dei giornalisti, dei docenti universitari, dei militari di carriera, per citarne solo alcune, mentre un particolare caso a se è rappresentato, notoriamente, dalle strutture funzionali e sindacali dei magistrati e degli avvocati. 
E’ evidente che, in questa sede, non sarebbe ne facile ne producente tentare di analizzare, nei rispettivi dettagli, la forma e i riflessi pratici dell’attività di ogni singola struttura. Vale la pena soffermarsi, però, su quella riguardante gli avvocati. 
Se ne parlerà prendendo lumi, oltre che dall’esperienza di un gran numero di cittadini spesso trovatisi, per un motivo o per un altro, alle prese con le farraginose e multiformi anomalie del sistema giudiziario italiano, da un libro che svela i metodi, talvolta poco trasparenti, e i vari sotterfugi adottati da parecchi influenti, ricchi e intoccabili personaggi della categoria che, talvolta, operano ai limiti di ogni etica morale e professionale, nell’ambito dell'olimpo forense italiano. 
L'autore, Franco Stefanoni, giornalista del settimanale economico Il Mondo, ha recentemente pubblicato, presso l’editore Melampo, “Il codice del potere” , il cui sottotitolo, “Avvocati d'Italia. Storie, segreti e bugie della più influente élite professionale”, esprime, già in partenza, la sostanza delle sue ricerche e analisi. 
Lo Stefanoni ha ritenuto utile citare, ad esempio, la sintomatica frase a suo tempo pronunciata da John Pierpont Morgan, fondatore di una delle più grosse società finanziarie del mondo: - "non voglio un avvocato che mi dica quello che non posso fare; lo pago perché mi suggerisca come fare quello che voglio".
E’ chiaro che il discorso, in special modo, è riferito più ai ricchi, quotati e altolocati “luminari del foro” che non “all’esercito degli oltre 150.000 iscritti all'Ordine”, nell’ambito del quale emergono, purtroppo, figure di “avvocati” non tanto bravi, svogliati e più o meno affidabili. 
Il discorso è riferito, invece, alla classe dei cosiddetti “avvocati del potere”, consiglieri e difensori dei vari potentati economici, finanziari e politici. Una "casta nella casta" che ha ottenuto “potere, notorietà e denaro” ma che ha anche “convivenze (o connivenze) pericolose” e che, in molti casi, è in grado di esercitare una funzione parecchio determinante, ma non sempre positiva o ottimale, nel complessivo ambito dei vari centri di potere. 
Qualcuno, giustamente, s’è posta la domanda del perché, fra le tante variabili delle “caste italiane”, si fosse data precedenza ad un libro sugli avvocati. 
Sostanzialmente perché non era mai stato fatto. 
Trattasi, tuttavia, di un argomento poco conosciuto che sarà interessante, gradatamente, evidenziare. 
…………
(il seguito, prossimamente)




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