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INTERVISTA SUL CASO MATTEI

della Redazione del giornale Startnews

INCONTRO CON IL PRESIDENTE DEL

LIONS CLUB DI ENNA ANGIOLO ALERCI

 

In occasione di un recente meeting del Lion Club di Enna Lei ha voluto commemorare il 50° anniversario della morte dell’ing. Enrico Mattei Presidente dell’ENI.

Come mai ha scelto questo argomento

Il motivo è stato uno solo; Mattei è morto il 27 ottobre 1962 per un incidente accorso al suo aereo al rientro a Milano, dopo aver passato l’intera giornata tra Enna e Gagliano Castelferrato dove l’ENI aveva trovato un grande giacimento di metano.

La scelta fatta di trattare questo argomento è scaturita da due diversi motivi: il primo perché la decisione adottata dalla Corte di Appello di Palermo nell’agosto scorso sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro ha collegato tale scomparsa alla morte di Enrico Mattei ed ha chiamato in causa l’ex Senatore D.C. Graziano Verzotto; la seconda perché come risulta dalla documentazione fotografica sono l’unico superstite di quel giorno trascorso da Mattei ad Enna, ed anche per il mio rapporto di amicizia con il Sen. Verzotto.

Qualche particolare sulla visita di Mattei a Enna

Mattei arrivò ad Enna intorno alle ore 9 ricevuto dal Sindaco e dalle autorità cittadine e trascorse ad Enna alcune ore per consentire alle autorità di raggiungere Gagliano in auto mentre Mattei, assieme all’on. Giuseppe D’Angelo Presidente della Regione, utilizzò l’elicottero.

Per trascorrere al meglio questo intervallo, D’Angelo mi chiese di portare in giro in auto per la città il giornalista americano Wiliam Mc Hale, che accompagnava Mattei, al quale feci visitare il Castello di Lombardia, il Duomo e la Torre di Federico che si trova vicino al Campo Sportivo di Enna ove stazionava l’elicottero di Mattei.

Lei seguì Mattei anche a Gagliano

No, perché avevo un impegno a Catania, ma mi ricongiunsi con il gruppo nel tardo pomeriggio, prima di rientrare ad Enna assistendo al decollo dell’aereo.

Si è detto che Mattei aveva invitato il Presidente D’Angelo a seguirlo a Milano e che D’Angelo prima accettò e poi rinunziò

È vero, D’Angelo aveva accettato l’invito a condizione di essere riportato a Catania il giorno dopo entro le ore 9, perché aveva programmato con le autorità siracusane una visita agli impianti di Priolo.

D’Angelo rinunziò al viaggio quando Mattei disse al pilota: “domani dovrai riportare il Presidente a Catania entro le ore 9” ed il pilota rispose: “per me OK, se da Linate mi daranno l’autorizzazione al decollo perché Lei sa che in questo periodo per la nebbia, spesso ritardano le partenze”. Sentita questa comunicazione D’Angelo rinunziò a quel viaggio che durò meno di due ore e che si concluse tragicamente a Bascapè, a pochi chilometri dall’aeroporto di Linate.

Allora si sono fatte tante ipotesi su quell’incidente aereo

Si parlò di un fulmine, dal momento che in quella zona imperversava un temporale, di sabotaggio, per il fatto che la politica di Mattei sui giacimenti petroliferi aveva notevolmente danneggiato le cosiddette “Sette Sorelle” che gestivano in regime di monopolio il mercato del petrolio in tutto il mondo.

Ma solo ora, a seguito della decisione della Corte di Appello di Palermo, si è fatta un po’ di chiarezza.

Quale chiarezza

Sono stati approfonditi molti degli aspetti che nel tempo erano stati accantonati con molta superficialità, sono state verificate delle circostanze concomitanti, come la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro che, collaborando con il regista Rosi per la preparazione del film “Il Caso Mattei”, era venuto a conoscenza di fatti collegabili all’incidente aereo nel quale trovò la morte l’ing. Mattei.

Elementi valutati dalla Corte di Appello di Palermo nella sentenza sopra richiamata con la quale l’estensore il Giudice Angelo Pellino, dopo avere assolto Salvatore Riina quale mandante, fa esplicito riferimento ad “ambienti politico-mafiosi” sottolineando il ruolo avuto da Graziano Verzotto, già Senatore e Segretario Regionale della D.C., Presidente dell’Ente Minerario Siciliano e “uomo di fiducia” dell’ing. Mattei.

Lei ha detto di avere conosciuto bene Verzotto, che valutazioni può fare su quanto emerso dalla richiamata sentenza

Ho conosciuto Verzotto nel 1948 quando la Direzione Centrale della D.C., all’indomani della sconfitta elettorale nelle prime elezioni regionali, lo assegnò al Comitato provinciale della D.C. di Catania, in qualità di addetto alla organizzazione.

In quel periodo ero delegato provinciale e membro del Comitato Nazionale del movimento giovanile della D.C., frequentai Verzotto per i continui incontri connessi alla organizzazione del partito in Sicilia.

Con Verzotto si stabilì un rapporto di amicizia, documentato da una foto da me scattata al Castello di Lombardia, dove venne invitato per assistere ad uno spettacolo della allora famosa stagione lirica.

Che impressione le hanno fatto le motivazioni della sentenza della Corte di Appello di Palermo

Nel tempo vi erano state spesso delle illazioni, ma la consacrazione in una sentenza - anche se con l’attenuante che Verzotto non può ulteriormente difendersi essendo deceduto nel 2010 - mi ha fatto approfondire il problema e sono stati alcuni nuovi riscontri che mi hanno lasciato molto perplesso.

Ad esempio

In occasione di una intervista rilasciata da Verzotto al giornalista de “La Sicilia” di Catania Toni Zermo il 10 febbraio 2003, alla domanda “Quando Lei venne in Sicilia” Verzotto rispose: “Mi ci mandò Mattei nel 1955 perché la D.C. mi voleva dare, come poi mi ha dato, l’incarico di Commissario del partito a Siracusa e perché l’interesse dell’ENI per la Sicilia cresceva e bisognava creare un ufficio per le relazioni dell’ENI con la Regione”.

Si è trattato di una risposta più che inesatta falsa perché, come ho già detto, Verzotto venne in Sicilia alla fine del 1947, con destinazione Catania, dove conobbe l’On. Maria Nicotra Fiorini che prima lo fece nominare Commissario della D.C. di Siracusa e poi lo sposò.

Perché Verzotto, a distanza di circa 50 anni, ha voluto differire di circa 8 anni la sua presenza in Sicilia?

Vorrei affidare la conclusione al giornalista Giuseppe Carlo Marino che, nel suo libro “Storia della Mafia”, trattando della morte di Enrico Mattei così scrive:

Per la parte svolta dai siciliani, ben più che credibili sospetti si addensano sul boss di Riesi Giuseppe Di Cristina. Ed è davvero inquietante il fatto che Di Cristina fosse buon amico e compare di Verzotto, il quale nel settembre del 1960 era stato suo testimone di nozze”.

Non vorrei fare ulteriori considerazioni nei confronti di una persona che mi è stata amica e che non c’è più, e che quindi non potrebbe fornire ulteriori prove a sua discolpa, ma non posso sottacere il fatto che nell’ultimo periodo negli ambienti D.C. Verzotto veniva considerato un elemento molto capace, capacissimo, capace di tutto.

 

 

Nel 1961, trasferito a Mazzarino per dirigere l’Agenzia della Cassa di Risparmio Vittorio Emanuele, ho conosciuto Giuseppe Di Cristina il quale mi chiese se il padre, da poco deceduto, avesse rapporti in sospeso con la Sicilcassa.

In quella occasione mi fece dono del cartoncino in memoria del padre.

 

Angiolo Alerci


 

 

    Ass. Socio-Cult. «ETHOS - VIAGRANDE»  
Presidente Augusto Lucchese
  e-mail: augustolucchese@virgilio.it