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REFERENDUM ABROGATIVO DELLA LEGGE ELETTORALE

I "numeri"... fasulli della maggioranza 

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Ce l’abbiamo fatta! 

di Vincenzo Palumbo

3 ott 2011

Ebbene sì, ce l’abbiamo fatta! Quando quest’avventura è iniziata, nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato sul suo buon esito.
C’era chi l’osteggiava in via di principio, taluni in buona fede, temendone l’esito sugli assetti politici del Paese, ed altri con qualche malizia, pensando ai personali svantaggi che sarebbero loro derivati dal ripristino di una legge elettorale che comunque impone un qualche vaglio popolare oggi inesistente.
All’estremo opposto, c’era chi pensava che l’iniziativa referendaria per i Collegi Uninominali fosse troppo poco, sognando invece un ritorno al passato remoto, chiaramente impossibile almeno per via referendaria. E poi, c’era semplicemente chi, pur condividendola, pensava che fosse un’impresa impossibile, per i tempi ristrettissimi in cui si sarebbe dovuta sviluppare, mentre il generale agosto incombeva restringendo ancora di più il periodo della raccolta referendaria. Infine, c’era chi l’aveva immaginata in chiave strumentalmente minimalista, pronto ad abbandonarla nel momento in cui il suo solo annuncio avesse spiegato il virtuoso effetto di bloccare l’altra iniziativa referendaria finalizzata ad un improbabile ritorno al sistema proporzionale. A fronteggiare i contrari, gli insoddisfatti , gli scettici ed i minimalisti si è invece posto un piccolo nucleo di persone, qualcuno a titolo individuale, altri in rappresentanza delle aree politiche di riferimento, tutti comunque decisi, nella canicola di metà luglio, a gettare il cuore oltre l’ostacolo, nella convinzione che si
dovesse provare a scuotere l’albero dell’egoismo personale e di partito, per ridare al Paese legale un qualche tasso di rappresentatività rispetto al Paese reale, ormai smarrito da due Legislature ed a rischio anche per la prossima.
Alla base del successo di cui ci compiacciamo oggi, nel momento in cui registriamo l’enorme consenso di popolo sull’iniziativa referendaria per i collegi uninominali, c’è stata la forza intellettuale che promana dal combinato disposto tra l’ottimismo della volontà ed il pessimismo della ragione, il primo che ci spinge a non arrenderci di fronte alle difficoltà ed il secondo che ci suggerisce di evitare le iniziative velleitarie.
Ma, ancora di più, c’è stata, in chi questa iniziativa l’ ha fortemente voluta, la consapevolezza che si trattava di un appuntamento storico con la responsabilità di chi vedeva il Paese scivolare sul piano inclinato del degrado istituzionale, propiziato da una indegna legge elettorale che ha fidelizzato i parlamentari rispetto al leader di riferimento e, in definitiva, rispetto al loro personale tornaconto, interrompendo il rapporto di rappresentanza tra cittadini e Parlamento.
Un Parlamento di nominati aspiranti alla rinomina, persino incapace di fare ciò che addirittura riuscì allo stesso Gran Consiglio del fascismo, allorché uomini di ben altra tempra osarono sfidare, con la pistola in tasca, l’ira del capo di allora e delle sue milizie, avviando, con la storica votazione del 25 luglio 1943, la chiusura di un’era infausta per l’Italia, di cui pure tutti loro erano largamente corresponsabili.
Come liberale, devo un ringraziamento particolare a Stefano de Luca che, schierando senza esitazione il PLI sul fronte referendario, ha reso l’iniziativa trasversale e quindi politicamente più appetibile, incoraggiandomi a promuoverla contro ogni iniziale scetticismo; come devo ringraziare i tanti liberali di base che, in ogni parte d’Italia, a cominciare dagli eccezionali militanti laziali, hanno reso possibile al PLI di fornire un contributo significativo alla raccolta referendaria, al di là di ogni aspettativa.
E come cittadino devo un riconoscimento speciale ad Arturo Parisi e ad Andrea Morrone, che, resistendo ad ogni pressione di parte, hanno versato nell’iniziativa l’anima politica (il primo) e quella giuridica (il secondo), senza le quali tutto ciò che è stato fatto non sarebbe stato possibile.
Adesso, tocca al Comitato Referendario di difendere la volontà di oltre un milione e duecentomila cittadini che, nell’unico modo loro consentito, hanno detto basta a questo Parlamento di nominati irresponsabili, i quali, mentre trascinano oltre il lecito l’agonia della Legislatura, pensano soltanto al modo migliore per tornare in Parlamento, magari inventandosi per strada un’altra alchimia elettorale che li sottragga al giudizio degli elettori.
Lo faremo dinanzi alla Corte Costituzionale, con gli argomenti che non ci mancano, e pur sempre rispettosi dell’esito, quale che esso sia.
Penso che dovremo farlo anche in questo Parlamento, che, se vorrà legiferare in materia, dovrà tenere conto che la finalità dell’iniziativa referendaria, espressa già nel nome che il Comitato Promotore ha voluto darsi, è chiaramente quella di reintrodurre in Italia il sistema dei collegi uninominali, salva restando l’alternativa tra turno unico e doppio turno quest’ultimo da sempre preferito dai liberali.
E lo faremo soprattutto dinanzi al Paese che, al di là dell’esito del giudizio costituzionale, ha comunque dimostrato di meritare, qui ed ora, un’offerta politica diversa e migliore rispetto a quelle esistenti, ormai in via di consunzione, come i Liberali italiani hanno previsto, per lo più inascoltati, sin dal Congresso Nazionale del 2009, allorché hanno lanciato al Paese un appello che, per chi vorrà rileggerlo, resta ancora oggi di pregnante attualità.


 

 

 

 

 

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