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Bossi “fedele amico” di Berlusconi?


Per l’infida stirpe padana, l’intrepido Cavaliere di Arcore è divenuto una sorta di novello “cavallo di troia”. Bossi l’ha ideato, lo ha costruito con furbizia e, sfacciatamente, lo ha messo in opera. Con tutta probabilità, ma non è mai detto, cercherà di utilizzarlo fino a quanto il federalismo di marca leghista non sarà più in fasce. 
Poi, l'inverecondo nazionalismo padano potrà magari accedere alla seconda fase del diabolico piano contro Roma "ladrona": tentare la secessione. 
Nel frattempo è utile contestare il tricolore, l'inno di Mameli e, perché no, anche la nazionale di calcio. Tutto fa brodo per portare alla giusta cottura il minestrone leghista. Malgrado l’evidenza dei fatti, però, Berlusconi continua ad asserire che Bossi è un fedele e leale amico. Forse ha dimenticato che “dai nemici mi guardo io, ma dagli amici mi guardi Iddio”. Nel caso specifico, peraltro, ha già sperimentato a sue spese, non tanto tempo fa, di quale pasta è fatto Bossi e, in quella occasione, dovette elargire un inaspettato favore a Prodi. Si dice che “ il lupo perde il pelo ma non il vizio” e la storia, ancora una volta, potrebbe ripetersi.Con buona pace degli Italiani e alla barba di Fini, l'inascoltato vate. Il "Colle" predica senza soste, ma non può fare altro che stare a guardare il melmoso fiume che scorre. 

 

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