LA FRANA DI
MESSINA E IL FANGO DELLA POLITICA.
L’Italia è quel bel paese in cui, fra tante patogene e cancrenose anomalie politiche e istituzionali, esiste la poco edificante caratteristica del non sapere mai applicare il detto “prevedere e provvedere”. Occorre, ogni volta, il verificarsi di immani disastri, di paurosi incidenti, di sconvolgenti tragedie, a parte il consequenziale sommarsi di centinaia di vittime , per rendersi conto di quanto colpevole sia, provatamente, la variegata nomenclatura che siede nei vari posti di responsabilità, sia al vertice delle insipienti e politicizzate Istituzioni che nelle lottizzate e partiticizzate amministrazioni periferiche. E’ del tutto superfluo approfondire, nei dettagli, l’analisi del complessivo assurdo scenario che fa da sfondo al triste palcoscenico nazionale in cui, quotidianamente, va in scena la tragedia politica della ex Italia del Risorgimento. Tragedia che, in funzione della tanto decantata “alternanza”, è recitata, a turno, da più o meno inattendibili e raffazzonati attori, sia di destra che di centro o di sinistra. Attori spesso affiancati e integrati da altri teatranti di ben specifica e limitata origine territoriale che, riesumando stantii slogan e medioevali cimeli storici, interpretano, dichiaratamente, una loro autonoma trama antinazionale, se non addirittura eversiva.
Quando poi, alla fine, giunge il consueto momento del “dopo disastro”, appare fuor di luogo, oltre che irriverente e offensivo per le vittime, battersi contritamente il petto, annunciare, spavaldamente, il ritardato avvio di una formale caccia ai colpevoli, rilasciare formali quanto ipocrite dichiarazioni di solidarietà, promettere aiuti riparatori, fare mostra di buoni proponimenti per il futuro, instaurare il solito giochetto dello scarica barile, buttare, in una parola, fumo negli occhi degli attoniti spettatori, al fine di mascherare la cruda
pregressa realtà che, molto spesso, evidenzia un notorio quanto criminoso stato di fatto.
Realtà fatta di pesanti e ricorrenti trascuratezze, di omertose coperture, di interessati favoritismi, di lacunose quanto contraddittorie normative, di duplicazioni e sovrapposizioni di competenze e “poteri”, di farraginosa burocrazia. Una realtà fatta di sfacciato sperpero di denaro pubblico, di incredibili sciupii, di esose prebende e onorari, di spropositati oneri della politica, di sostanziali distrazioni di risorse finanziarie volte a realizzare spropositate e spesso inconcludenti sceneggiate (festeggiamenti, ricorrenze, manifestazioni d’apparenza ecc.), di congrue elargizioni di contributi per mostre, spettacoli, sponsorizzazioni, convegni, ecc., aventi, più che altro, fini elettoralistici, se non proprio di “voto di scambio” .
Il tutto in danno della “prevenzione”, della elaborazione e realizzazione di responsabili piani di messa in sicurezza dell’ambiente (dissesti idrogeologici, disboscamenti e incendi, fenomeni erosivi, inquinamenti vari), della sostanziale tutela delle popolazioni che vivono nelle sapute zone a rischio, della cura e protezione, in prospettiva, del patrimonio paesaggistico, monumentale, ecologico e naturale, del territorio nazionale.
A quando, però, la sostanziale e incisiva presa di coscienza della parte sana del popolo, anche attraverso l’efficace e corretto uso del voto ?
5 ottobre 2009
Ethos Associazione - Luau
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- Alluvione del Polesine (1951), Calabria (1951 e 1953), Salerno (1953), la tragedia del Vaiont (1963), inondazione di Firenze (1966), ICMESA di Seveso (1976), Voltri – petroliera “Haven” (1991) , Cagliari (2008), Aniene (2009), ecc. ecc., per citare solo alcuni dei più noti e multiformi disastri ambientali
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