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Quanti italiani si sono accorti che è nato il 
“quinto Governo Berlusconi” ?



A larga maggioranza (PD + PDL + Scelta Civica di Monti) il Parlamento ha votato la pilotata fiducia al neo “Governo di larghe intese” con inusitata urgenza approntato da Letta (PD) previa promessa di “imprimatur “ da parte del Presidente Napolitano che, nella doppia veste di “fustigatore” dei partiti e di “controllore” del Presidente incaricato, ha spinto a fondo sull’acceleratore.
Ufficialmente è nato il “primo governo Letta” ma, nella sostanza, è venuto alla luce il “quinto governo Berlusconi”. Il discusso ma intramontabile sultano di Arcore (monarca assoluto del PDL nonché intoccabile "numero uno" delle principali reti televisive italiane* e di alcuni nevralgici settori della comunicazione di massa) è, infatti, il “deus ex machina” della situazione ed è proprio lui, in definitiva, a tirare le fila dell’inciucio (così lo definiscono gli oppositori) che sta alla base del nuovo esecutivo. 

• * E a proposito di “reti televisive” sono certamente molti a ricordare che le relative frequenze avrebbero potuto e potrebbero portare nelle casse del sitibondo fisco almeno 5 miliardi. Tuttavia, …. considerato che c’è di mezzo “lui” …., gli ambigui timonieri della cosa pubblica (di sinistra e di destra succedutisi nel tempo) hanno voluto essere ampiamente “generosi” e hanno fatto di tutto perché le stesse fossero concesse pressoché gratuitamente ai ben noti speculatori dell’etere. Il danno e la beffa. Si cercano i soldi per eliminare l'IMU, per alleggerire la pressione fiscale, per gli esodati, per la cassa integrazione, per la ripresa economica, ecc., e poi si regalano a cuor leggero “pingui tesoretti” a chi, dal varo della famigerata legge Mammì in poi, esattamente dall’agosto 1990, s’è arricchito sfruttando le citate reti televisive. E' risaputo che, all'epoca, il "Cav." per antonomasia - pur se ancora non "salito" in politica -, brigò per fare sostituire i quattro ministri che s’erano opposti e per nominare Ministro delle Poste il repubblicano Carlo Vizzini - futuro …. devoto fedele di "Forza Italia" e poi del PDL. Il tutto è servito ad impinguare ulteriormente e ampiamente il patrimonio del saputo paperone alle spalle degli allocchi cittadini - telespettatori e non - che, di fatto, hanno pagato e seguitano a pagare la tassa occulta dell’incontrollata esosa pubblicità,. 

Berlusconi, tornato alla ribalta, ha sapientemente e furbescamente manovrato per permettere la rielezione di Napolitano a Presidente della Repubblica e, come riflesso logico, per imporre al PD il citato Governo di larghe intese. Considerato, però, che quest'ultimo non può operare senza il consenso del PDL, non è facile comprendere come esso potrà accingersi a navigare in autonomia nel mare tempestoso dell’attuale grave situazione economica, fiscale ed occupazionale dell’Italia. Senza dimenticare la necessità di una accettabile nuova legge elettorale, delle riforme costituzionali (di cui da decenni si parla ma che sono tuttora scritte nel libro dei sogni), oltre che l'annosa questione etico-morale della politica che ha generato il mostro dell' imperante corruzione.
Il confusionario PD c’è cascato in pieno (sia per la contingente necessità d'evitare lo sfascio del partito che per la paura dello scioglimento anticipato del Parlamento e, quindi, di nuove elezioni ) e ora, dopo il voto di fiducia al Governo intestato ad un suo esponente, si vede rifilare il primo siluro sotto forma del ricatto intimidatorio degli “otto punti programmatici” enunciati dal PDL nel corso della recente campagna elettorale. Primo fra tutti l’abolizione dell’IMU e la restituzione di quanto pagato nel 2012. 
Appena un giorno dopo il varo del nuovo Governo, Berlusconi in persona ha dichiarato (e tutti i suoi sudditi ne hanno prontamente fatto eco alle sue parole) che ove l’IMU “non sarà cancellata del tutto” potrebbe ricorrere al consueto giochetto dello “staccare la spina”. Un autentico e spregiudicato colpo di coda finalizzato, come da lui stesso ammesso, a non perdere la faccia con i suoi elettori. Le altre esigenze della Nazione, riguardanti lo Stato centrale quanto gli Enti locali, le problematiche connesse con le aziende che chiudono, i disoccupati che aumentano, l'emergenza dei ceti medio bassi che soffrono, sono per lui poco più che un “optional”. L'importante è mantenere il suo potere di scambio per difendere e proteggere i suoi interessi, le sue aziende, la sua immunità giudiziaria. In passato, a tal proposito, a parte le cosiddette "leggi ad personam", gli è riuscito più di una volta di far varare qualche leggina o di intrallazzare qualche emendamento che hanno permesso alle aziende gravitanti nella sua orbita di farla franca nei confronti del fisco o di pagare quanto meno possibile. 
In merito alla pur giusta occorrenza di eliminare l' IMU sulla 1°casa (tramutata in un spregiudicato spot elettorale), ha però dimenticato di dire che la legge istitutiva della stessa (pur se con altre modalità) fu varata proprio dal suo Governo mentre quella della barbara imboscata attuativa operata dal Governo Monti è stata approvata con l'aperto consenso del suo PDL. Inoltre, non ha indicato a Letta ove rintracciare i miliardi che occorrono per mantenere le promesse poste in essere dal nuovo Governo. Brunetta, il cosiddetto “nano di Venezia”, ex ministro riformatore a parole e ora “capo gruppo parlamentare”, ha detto che, in ogni caso, si cercherà di “collaborare” nel trovarli. Come a dire: “tu hai l’obbligo di pagare i debiti assunti per nostro conto - peraltro da noi stessi provocati in “illo tempore” - ma non incombe a noi la responsabilità di cercare le risorse per pagarli”. 
Troppo comodo .per chi ha la sfacciataggine di far finta di non avere alcuna colpa relativamente allo sfascio dello Stato italiano, per chi ha quasi scientificamente perfezionato la tecnica delle tangenti, degli intrallazzi, delle malversazioni, delle prebende, dell’indegno sciupio di preziose risorse per i costi della politica, dei truffaldini rimborsi a pie’ di lista, del protezionismo di caste e di interessi di parte, delle incongruenti, sfarzose e improduttive spese di facciata. Troppo comodo per chi ha contribuito a dare lo spunto per fare nascere e fare crescere a dismisura l’anomalia politica del “movimento a 5 stelle”. Un organismo atipico, fondato sulla protesta fine a se stessa, che si vanta di essere portatore di una nuova ventata di libertà contro la prepotenza dei vecchi partiti ma che, di fatto, ubbidisce per regolamento ad una sola testa, quella dell’imbonitore da baraccone (scalmanato provocatore e volgaruccio anziché non) che risponde al nome di un certo ex comico Grillo, oggi divenuto un patetico tribuno elettorale. Il PDL, del resto, ha sfruttato tale anomalia (divenuta eclatante in Parlamento a fronte del mancato apporto dei loro voti, pregiudizialmente “congelati”, che avrebbero potuto essere risolutivi per realizzare una vera e definitiva svolta politico-istituzionale) ed ha imposto la sola alternativa possibile, quella che ha permesso la nascita del “quinto governo Berlusconi”, pur se intestato “Letta”. L'Italia, in tal maniera, è ancora in balia di forze conservatrici, opportuniste, protettrici dei potentati speculativi e affaristi. Niente a che vedere, in ogni caso, con il “compromesso storico” di Moro e Berlinguer. L’attuale Governo di “larghe intese”, molto probabilmente, servirà a Berlusconi & c. per rinvigorire l’apparato del PDL che rischiava di divenire pericolosamente anoressico. L'operazione, palesemente spregiudicata, è già posta in essere e il PDL - in caso di un possibile scioglimento anticipato del Parlamento e di una nuova consultazione elettorale - potrà benissimo puntare a vincere le elezioni e ad insediare nuovamente Berlusconi a Palazzo Ghigi. 
Con buona pace dell’anziano Presidente Napolitano che, stoicamente, è dovuto rimanere assiso sulla scomoda poltrona del Quirinale per cercare di salvare il salvabile. 

1 maggio 2013 Luau

 

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