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                                                                                                                              13 ottobre   2016

                              PARTITO DEMOCRATICO E RIFORME 

La recente  riunione della Direzione Centrale del P.D. ha confermato  la netta contrapposizione da tempo esistente tra la maggioranza e la minoranza del partito.

L’apertura tentata da Renzi di discutere  i temi connessi all’ eventuale modifica della legge elettorale subito dopo la celebrazione del referendum, non è stata accettata dalla minoranza Dem.

Le posizioni assunte negli ultimi mesi sono state confermate, anche con toni e modalità diverse, dai maggiori responsabili della minoranza.

Molto chiaro e deciso il discorso dell’on. Speranza, felpato ma anche chiaro quello dell’on. Cuperlo mentre maliziosa l’affermazione dell’on. Bersani   che, dopo avere espresso il completo dissenso alla proposta di Renzi ha dichiarato di votare   NO in occasione del referendum  mentre nel contempo ha affermato “che nel partito non ci sarà una scissione  e che ne resterà all’interno  anche se interverrà l’esercito”.

In un partito democratico la contrapposizione di posizioni nel suo interno è un fatto normale e, per  chi proviene come me dalla vecchia Democrazia Cristiana  che di correnti ne ha visto anche troppe, la contrapposizione potrebbe essere considerata anche utile per un  libero confronto.

Ma le decisioni assunte a maggioranza devono  essere accettate, anche se subite, dalla minoranza.

Il mancato rispetto di questo principio dovrebbe portare fuori dal partito chi non rispetta le decisioni adottate dalla maggioranza, senza bisogno di chiedere l’intervento dell’esercito.

Accettare il comportamento dell’on. Bersani significa avviarsi sulla via dell’anarchia.

All’interno del P.D. personaggi della portata di Fassina, Civati ed altri, non condividendone  la linea, hanno scelto di abbandonare il P.D.,  Cuperlo ha affermato che dopo aver votato NO si dimetterà da Deputato mentre  Bersani,  pur votando NO  resterebbe all’interno del partito perché “ non ci saranno scissioni”.

Non c’è  dubbio che con il suo modo di agire e con la nota arroganza per il  modo di confrontarsi con gli altri ( anche il Presidente della Regione Toscana uscendo dalla Direzione ha bisbigliato “ Matteo deve modificare i toni”) Renzi non ha agevolato ( o forse ha voluto agevolare) l’ esisto dei lavori della Direzione, con il rischio di compromettere il risultato del referendum.

 

Angiolo Alerci

 

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