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IL POZZO SENZA FONDO DELLE FORZE ARMATE ITALIANE

 

Da anni sosteniamo che l’apparato militare italiano è un marchingegno farraginoso, burocratico, trita soldi e gravemente improduttivo (nel rapporto costi-ricavi) per l’economia nazionale. Senza dire degli sciupii organizzativi, del diffuso improprio impiego degli organici, dello stato di semi o totale ’abbandono di costosi impianti, attrezzature e mezzi, degli spropositati, eccessivi e fuori controllo oneri per il personale. A quest’ultimo proposito basti pensare alle parecchie centinaia di generale e ammiragli - circa 600, più del doppio dei pari grado in organico nelle Forze Armate USA - e alle migliaia di ufficiali superiori in gran parte addetti a decotti ed elefantiaci servizi di natura burocratica e formale. Le loro buste paga, i compensi straordinari, le agevolazioni e i privilegi - normativi o molto spesso abusivi -, i particolari e anomali trattamenti previdenziali e pensionistici, fanno sì che una consistente fetta (dal 60 al 70%) degli stratosferici stanziamenti di bilancio  per le FF.AA. (circa 24 miliardi) è assorbita dagli oneri diretti e indiretti per il personale.

 Non ci vengano a dire che esso alimenta, sebbene in maniera impropria, fortemente dispendiosa e illogica rispetto alla complessiva disastrosa situazione di bilancio della Nazione, la spregiudicata e talvolta immorale industria degli armamenti che fa capo alle lobbistiche  strutture della Finmeccanica, della Fincantieri, della FIAR, della Beretta, della Alenia, all’Agusta ecc.  (Luau)

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Ecco alcune delle notizie riportate dalla stampa e in rete:

Cacciabombardieri F-35, portaerei Garibaldi in vendita, taglio drastico al programma "Forza Nec" per la modernizzazione dell'esercito italiano: così il governo Renzi punta a risparmiare 1 miliardo di euro l'anno da reinvestire negli ambiziosi programmi di abbassamento della pressione fiscale. Nella spending review necessaria al sistema Paese, il governo ha tutte le intenzioni di coinvolgere anche e soprattutto il ministero della Difesa, con l'incognita dell’inspiegabile nebuloso parere del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
 

IL MINISTERO - E' stato proprio il ministro della Difesa, la piduina Roberta Pinotti, a fare da sponda al premier pubblicizzando la propria disponibilità a partecipare alla razionalizzazione generale della spesa. Ed è proprio la Pinotti ad essere vista come la possibile "garante" di quella che potrebbe essere una storica e clamorosa inversione di tendenza, visto che è considerata molto vicina a Napolitano e che probabilmente, prima di uscire allo scoperto, aveva già condiviso con lo staff del Quirinale il perimetro entro il quale operare.

IL TAGLIO AGLI F-35 - La scelta del governo è quella di dimezzare l'ordine degli F-35 americani, passando da 90 a 45. Inizialmente il governo Monti ne aveva ordinati 131, quello presieduto da Enrico Letta era sceso a 90. Ora con l'ulteriore discesa a 45 si prevede di risparmiare circa 7 miliardi (su 14) in vent'anni.

LA GARIBALDI - Altro capitolo riguarda le portaerei della Marina Militare: l'Italia ne ha due, la Garibaldi e la Cavour, che col taglio degli F-35 diventano sostanzialmente un lusso. Inevitabile che verrà salvata la più moderna, la Cavour che è in esercizio da soli cinque anni e che per di più dovrà ospitare ciò che resta della commessa degli F-35, mentre la Garibaldi verrà sacrificata. Dopo 33 anni è destinata alla vendita o ad una riconversione "dual use", militare e civile contemporaneamente.

 

"Vendo per Spending Review portaeromobili leggera STOVL/CVS Giuseppe Garibaldi, matricola -551, comprensiva di 550 uomini di equipaggio".

 

E' questa la descrizione di un annuncio su eBay che al "prezzo base 1,5 miliardi di euro, trattabile" mette ironicamente in vendita da parte di una tale Roberta la portaerei della nostra Marina Militare.

Quella che si presume essere una burla prende spunto dai tagli annunciati dal premier Renzi alle spese destinate alla Difesa che, oltre alla vendita o al 'riciclo' della portaerei Garibaldi, prevedono di dimezzare l'ordine per i controversi cacciabombardieri F-35 e di dare un drastico taglio al programma "Forza Nec" per la modernizzazione dell'esercito italiano: così il governo punta a risparmiare 1 miliardo di euro l'anno da reinvestire negli ambiziosi programmi di abbassamento della pressione fiscale.

          

Nella spending review necessaria al sistema Paese, il governo ha tutte le intenzioni di coinvolgere anche e soprattutto il ministero della Difesa, con l'incognita del parere del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che sugli F-35 ebbe già uno scontro col Parlamento.

 

IL TAGLIO DI "FORZA NEC" - Consistente anche il taglio ai programmi futuri, a partire da quello denominato Forza Nec, il "soldato del futuro". Si tratta di un programma di carattere cibernetico che costerebbe circa 14 miliardi nei prossimi decenni, e considerato da molti talmente avveniristico da andare ben oltre le necessità del nostro esercito.

NAPOLITANO - L'incognita maggiore, come detto, è rappresentata dal presidente della Repubblica, che ha convocato per questa settimana il Consiglio supremo di Difesa di cui è capo. All'ordine del giorno c'è anche la "valutazione delle criticità" della norma che prevede i tagli di cui sopra. Già la scorsa estate Napolitano aveva provato a disinnescare un ordine del giorno Pd per l'istituzione di una commissione che valutasse l'effettiva necessità dell'acquisto degli F-35. Allora richiamò le prerogative presidenziali e militari in tema di Difesa, ed è possibile che la sua posizione non sia cambiata. Non fosse, come acennato, che il ministro della Difesa Pinotti, apparso così disponibile ai tagli, è considerata vicinissima al presidente della Repubblica.

 

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