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Pubblicato il 12/03/2013 da Virgilio-genio

 


Banche italiane meno protette di quelle europee. Mancano 21 miliardi per coprire i crediti dubbi

 


C'è un altro spread che ci distanzia dall'Europa e non è meno pericoloso del più famoso Bund-Btp. E' quello della copertura dei crediti delle banche. Al sistema creditizio italiano mancano 21 miliardi di euro per proteggersi dai crediti dubbi, quelli con un maggior rischio di insolvenza. Le banche italiane hanno attualmente una copertura media del 39% di tali crediti, 14 punti in meno della media europea (53%). L'allarme è stato lanciato dagli analisti di Mediobanca Securities in uno studio appena pubblicato. Le coperture nostrane su questa tipologia di crediti (incagli, sofferenze, crediti ristrutturati, crediti scaduti) - coperture che ogni banca deve avere per mettersi al riparo dal default - vanno dal più rassicurante 43% di Unicredit e Intesa Sanpaolo all'inquietante 24% del Banco Popolare. Ben al di sotto delle "colleghe" spagnole (grafico di Mediobanca).
Una bad bank per raccogliere i crediti spazzatura
Per Mediobanca una possibile soluzione è la nascita di una "bad bank" in cui far confluire questi crediti. Il coperchio sul bidone della spazzatura lo metterebbe l'Esm, il Meccanismo europeo di stabilità, più conosciuto come Fondo salva-Stati, nato due anni fa per (cercare di) garantire la stabilità dell'area euro. L'Esm dovrebbe finanziare questa bad bank con un capitale di 18 miliardi di euro. Va ricordato che il nostro paese ha contribuito al fondo stesso con 125 miliardi di euro e ora si "riprenderebbe" una parte dei quei soldi, una possibilità che è stata già concessa alla Spagna. Il problema principale per noi resta l'instabilità politica uscita dalle ultime elezioni. Serve un governo per negoziare i termini con le istituzioni europee e l'Italia per ora non ce l'ha. Un ritardo che può costarci caro. (A.D.M.)

 

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Commento inviato da Luau il 18 marzo, ore 9,15:


“Se la politica la smettesse di invadere i centri di comando delle fondazioni bancarie e dei consigli di amministrazione degli Istituti di credito (grandi, medi e piccoli) la situazione potrebbe tornare sotto controllo. Va da se che la vigilanza della Banca d'Italia dovrebbe tornare ad essere (vedi leggi istitutive) più efficace, operativa e non sottoposta al parere o alle decisioni di organi politici quali la presidenza del consiglio o il ministero dell'economia. Peggio ancora di quelle scaturenti dal mefitico ambiente dei centri di potere politico locali. Sono notori, in materia, i comportamenti di Lega, PDL e PD. Con buona pace dei vari Berlusconi & c., Tremonti, Bossi, Monti e Grilli (e chi più ne ha più ne metta) che hanno avuto in passato ed hanno oggi le mani in pasta nella delicatissima materia. Il sistema bancario, alla pari della Magistratura, dovrebbe essere dotato (nella sostanza e non solo per apparenza) di una effettiva e tangibile "indipendenza" dalle spregevoli e spregiudicate interferenze dei partiti. L'indegna varietà dei posti di sottogoverno per politici trombati o di seconda scelta non dovrebbe includere (pena severe condanne) le presidenze e i consigli di amministrazione degli Enti bancari. Purtroppo siamo in Italia ove le cose semplici e serie non trovano riscontro nella gestione della cosa pubblica divenuta una sorta d'intricata giungla ove regna quella falsa democrazia che toglie valore ad ogni consultazione popolare ed esprime ingordi "animali politici" dediti al proprio tornaconto e agli interessi dei propri gruppi di appartenenza. Le elezioni divengono così, piuttosto che un toccasana, una strumentale messa in scena, una scomposta gazzarra, una "foglia di fico" per coprire le pregresse ed attuali vergogne dei partiti mangiasoldi. Chissà se questa depressa, schiavizzata e maltrattata Italia (quella operosa e onesta, non quella parassitaria e corrotta) riuscirà mai a venire fuori dalle paludose sabbie mobili in cui corre il rischio d'affogare per colpa di un branco di mestatori.   Augusto

 

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