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Riceviamo e pubblichiamo



50° della Enciclica “Pacem in terris” di Papa Giovanni XXIII
di Rosario Amico Roxas



La Pacem in Terris è l'ultima enciclica pubblicata da papa Giovanni XXIII l'11 aprile 1963, per cui ricorre il 50° anniversario. Non desidero dilungarmi sull’enciclica, un vero inno alla pace, ma sulle “furbate” di cui è stata oggetto. In questa enciclica l’idea stessa della guerra è bandita anche come remota ipotesi, cosa che non avviene neanche nel Nuovo Catechismo redatto dalla congregazione per la Dottrina e la Fede, gestita dall’allora cardinale Ratzinger.
La traduzione dal latino in alcune lingue europee di appannaggio della congregazione, cosa che permise di esercitare cambiamenti sostanziali.
Bisogna rifarsi al testo latino per apprezzare la genuinità del ripudio della guerra e di tutte le guerre che era nell’animo di papa Roncalli.
Nel testo latino si legge che in una età come la nostra…. 


“quae vi atomica gloriatur, alienum est a ratione, bellum iam aptum esse ad violata iura sarcienda”.

La traduzione, uscita dalla Congregazione per la Dottrina e la Fede, ex sant’Uffuzio, ex Inquisizione, risulta abilmente e, direi, furbescamente modificata, diventando:

…. riesce (quasi) impossibile pensare che nell'era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia.

Cos’è cambiato ? Apparentemente nulla, ma è stato aggiunto quel “quasi” che lascia aperte tutte le porte per indicare come giusta una qualsiasi guerra, esattamente l’opposto di quanto era nello spirito iniziale del pontefice.
Attraverso la ricerca delle radici cristiane dell’Europa si sarebbero potute anche motivare, giustificare e accettare tutte le guerre che questo Occidente vorrà condurre per affermare il proprio primato sugli altri popoli e il Vaticano (Stato Città del Vaticano) il primato del cristianesimo sulle altre religioni, come se Cristo avesse predicato il Dio degli eserciti.

Rosario Amico Roxas

 

 

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