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Qualche commento a caldo e qualche riflessione

sulla “parata” di Via dei Fori Imperiali.


Come volevasi dimostrare la “parata”, “sfilata” o “rivista”, come dir si voglia, ieri svoltasi a Via dei Fori Imperiali ha dimostrato d’essere, come previsto, una pura e semplice “messa in scena”, chiaramente dispendiosa, figurativamente vacua, parecchio incongruente, rispetto alle più o meno condivisibili e accettabili finalità per cui è stata approntata.   .....   leggi tutto

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La consueta ipocrisia del 2 giugno


FRA UNA BAGARRE POLITICA E L’ALTRA
FRA UNO SCANDALO E L’ALTRO,
SI TORNA A FESTEGGIARE LA REPUBBLICA

DEL GIUGNO 1946

“Cosa c’è di più brutto che cercare di mascherare con le parole, talvolta arzigogolate e incongrue, la realtà che è sotto gli occhi di tutti?
Cosa c’è di più brutto per una Nazione oberata da un debito stratosferico, da una massiccia perdita di produttività, dall’acuirsi della crisi sociale, dalla povertà che avanza, dalla corruzione che dilaga, assistere all’inverecondo spettacolo di vacue messe in scena, di costose e teatrali sfilate, di celebrazioni di facciata. Senza dire dei manierati maggiorenti della piramide istituzionale che si trastullano recitando demagogiche “allocuzioni” dinanzi alle telecamere e ai microfoni.”

Questo scrivevamo in occasione del 2 giugno 2014.

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E’ trascorso un anno, la situazione generale non migliora più di tanto, il futuro seguita ad apparire alquanto fosco e tutt’altro che roseo, il debito pubblico aumenta, gli Enti locali sono in default, il territorio è abbandonato a se stesso, le Istituzioni vacillano, lo spettro del “terrorismo” fa capolino, ma il “lupo non perde il vizio” e i politici d’alto lignaggio - unitamente a generaloni e ammiragli da operetta, tronfi, imperterriti e sovraccarichi di nastrini e medaglie - s’apprestano ancora una volta a riempire le pompose “tribune” approntate in Via dei Fori Imperiali.
Quest’anno sarà anche la “prima volta” del Presidente Mattarella.
Ove fosse possibile interpellare la gran massa degli italiani (esclusi i fanatici e i facinorosi di qualsivoglia settore politico, gli approfittatori del sistema, i filibustieri dediti alla corruzione e all’illecito arricchimento, i collezionisti di onori -magari immeritati - e di relative prebende e compensi stratosferici) circa i previsti “festeggiamenti” per il 68° anniversario della Repubblica, emergerebbe sicuramente un risultato clamoroso. Quasi certamente ci si troverebbe a fare i conti con un plebiscito di contrarietà e di protesta. A parte il fatto che la massa dei cittadini è ben conscia di come le funzioni di governo del Paese siano finite da tempo, purtroppo, in mano ad una classe politica e dirigenziale che ha dimostrato e dimostra, anche nell’oggi, d’avere interpretato e usato in maniera distorta la democrazia nata dalla lotta al ben noto sistema di governo dittatoriale e liberticida del passato. C’è poco da festeggiare, quindi, in questa Italia che cade a pezzi sia economicamente che moralmente e che letteralmente si sgretola e frana.
Con l’insediamento del nuovo Presidente della Repubblica, l’On.Sergio Mattarella - persona integerrima, sobria ed essenziale, portatore di un superiore patrimonio di preparazione giuridica oltre che di un provato altissimo senso dello Stato - s’erano determinate forti aspettative (a prescindere dalla “Panda grigia” dei primi momenti) circa un radicale cambio di rotta rispetto ai formalistici ed esteriori sistemi di esagerata sontuosità dell’apparato. S’erano determinate fondate aspettative circa l’estirpazione o la potatura di molte piante parassite, secche e raggrinzite, del folto bosco quirinalizio e governativo cresciuto a dismisura sino a superare, si dice, la pur contestata dimensione dell’epoca monarchica. S’erano determinate concrete aspettative circa un significativo intervento mirato a sminuire, se non proprio ad eliminare, ogni manifestazione di “apparenza” che non fosse convalidata da una precisa rispondenza alla sostanziale realtà in cui versa il Paese. Non solo per motivo della più o meno alta onerosità di talune manifestazioni (e quindi di sciupio di preziose risorse pubbliche), quanto per un concreto segno di rispetto verso quella parte della popolazione che soffre per la crisi in atto, per rispetto di quella folla di gente comune che non intravede, nel breve periodo, alcuna prospettiva di miglioramento della situazione. Specie considerando che gli autocrati governativi d’ogni tempo, anche quelli d’oggi, pur non essendo riusciti a ridurre la spesa pubblica inutile, eccessiva o parassitaria, hanno tenuto e tengono ben chiusi i cordoni della borsa rispetto ad un promesso ma non attuato miglioramento delle condizioni di vita degli strati medio bassi della popolazione, rispetto all’indifferibile necessità di un equo alleggerimento fiscale, rispetto alla doverosa salvaguardia ambientale, rispetto al risanamento delle malridotte finanze.
Di contro, la corruzione incalza, la bagarre politica non accenna a placarsi, la miseria dilaga, lo spettro della fame per talune categorie si fa sempre più torvo e sul ponte di comando sembra sventolare la “bandiera bianca”, mentre i malversatori di professione diventano sempre più invadenti e “potenti” e i ricchi operano solo per divenire più ricchi.
A fronte di un tale poco idilliaco scenario, si seguita ad elargire magniloquenti e ripetitivi sermoni, rinunciando ad assumere, per come sembrava che alfine potesse avvenire, il coraggio della concretezza. Con le belle parole e con i pur sapienti discorsi non si va da nessuna parte.
Non si può essere “rottamatori” solo nelle intenzioni o con il differimento dei necessari provvedimenti, pur in presenza di strumentali o preconcette opposizioni. Senza dire che alla fine, sperando di salvare la faccia, s’è ricorso, spudoratamente, a provvedimenti tampone che non risolvono i problemi di base e non rimediano, palesemente, all’insipienza governativa e alle malefatte borsaiole e depressive dell’epoca berlusconiana-montiana.
Si sbandierano come successi talune modifiche legislative di scarso effetto, s’annunciano progetti di riforme (anche costituzionali) proiettate nel tempo (quando, invece, non si cerca di salvare la casa che brucia nel presente), ripiegando, alla fine, sulla elargizione - a compartimenti stagni - di miserevoli “bonus” che sanno parecchio di elemosina.
In funzione di tutto ciò e dimostrando di possedere il coraggio di andare controcorrente e di non nascondere la realtà dietro un pietoso velo di teatrale appariscenza, era augurabile, pertanto, che chi di dovere avesse assunto la responsabilità di evitare, quest’anno, i costosi festeggiamenti del 2 giugno.
Sarebbe stato un segno di apprezzabile coerenza, oltre che di necessaria parsimonia.

29 maggio 2015                                                                                        Luau

 



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 Per quel che vale, riportiamo integralmente e senza commenti il seguente comunicato:

L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica comunica il calendario delle celebrazioni in occasione della Festa Nazionale della Repubblica :
 

* Lunedì 1° giugno - Piazza del Quirinale, ore 15.30 - Cambio solenne della Guardia d'Onore da parte del Reggimento Corazzieri a cavallo con la Fanfara del 4° Reggimento Carabinieri a cavallo.
Programma della festa della repubblica 2015:
* Martedì 2 giugno - Altare della Patria, ore 9.15 - Deposizione di una corona di alloro; Fori Imperiali, ore 10.00 - Rivista Militare;
Giardini del Quirinale, dalle ore 15.00 alle ore 19.00 - In concomitanza con l'apertura al pubblico, i complessi bandistici dell'Aeronautica Militare, della Marina Militare, della Guardia di Finanza, dell'Esercito Italiano, della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri, eseguiranno brani da concerto originale per banda, arrangiamenti di brani dal repertorio classico e colonne sonore.
Il 2 giugno 2015 aperti al pubblico i giardini del Quirinale
In occasione della celebrazione del LXVIII anniversario della proclamazione della Repubblica, martedì 2 giugno 2015, alle ore 10.00, avrà luogo a Roma, in via dei Fori Imperiali, la tradizionale Rivista Militare alla presenza del Capo dello Stato, dei rappresentanti del Parlamento e del Governo, del Corpo Diplomatico e delle massime Autorità civili, religiose e militari.

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Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rispondendo ad una lettera relativa alle modalità con cui viene celebrata la ricorrenza della Festa della Repubblica, ha richiamato come il 2 giugno sia "la festa di tutti gli italiani, che in quel giorno ricordano e riaffermano i valori democratici della convivenza civile che trovano espressione nelle varie forme della loro partecipazione alla vita sociale del Paese".
"In questo contesto - ha continuato il Capo dello Stato - la rivista militare del 2 giugno, che vedrà sfilare insieme lungo i Fori Imperiali formazioni armate e rappresentanze della Protezione Civile, del Servizio Civile Nazionale, dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa, lungi dall'essere un'anacronistica esibizione muscolare, è un giusto segno di attenzione che l'Italia rende ai quei tanti uomini e donne che ogni giorno servono il Paese per garantire la nostra sicurezza, lo rappresentano con onore nelle missioni internazionali di pace e intervengono, in ogni emergenza, per il soccorso alle popolazioni".

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P.S. Ognuno, anche il Presidente della Repubblica, è libero di esprimere le proprie convinzioni, pur se più o meno condivisibili considerando l'attuale contesto in cui si trova la Nazione Italia.

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Per chi volesse ulteriormente approfondire il discorso, si offre la possibilità di riandare a ritroso con i commenti riguardanti i festeggiamenti posti in essere negli anni passati.

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Ci risiamo:

Festa della  Repubblica  2014

“Cosa c’è di più brutto che cercare di mascherare con le parole, talvolta arzigogolate e incongrue, la realtà che è sotto gli occhi di tutti?
Cosa c’è di più brutto per una Nazione oberata da un debito stratosferico, da una massiccia perdita di produttività, dall’acuirsi della crisi sociale, dalla povertà che avanza, dalla corruzione che dilaga, assistere all’inverecondo spettacolo di vacue messe in scena, di costose e teatrali sfilate, di celebrazioni di facciata. Senza dire dei manierati maggiorenti della piramide istituzionale che si trastullano recitando demagogiche “allocuzioni” dinanzi alle telecamere e ai microfoni.”

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L'Italia delle apparenze e dello spreco

   Festa della  Repubblica  2013

                                   

 

Anche quest’anno la ricorrenza del 2 giugno (67° anniversario dell’instaurazione della Repubblica) è assurta a motivo di ingiustificato sperpero d’importanti risorse finanziarie e umane.  Malgrado le note gravi difficoltà economiche della Nazione, causa di latente miseria, di dilagante disoccupazione, di disagi familiari, di usurante aumento della pressione fiscale a carico dei “soliti noti”, non s’è avuto il coraggio e la dignità di evitare la messa in scena del consueto vacuo apparato di facciata. La parata militare ai Fori Imperiali e la miriade d’insulse manifestazioni regionali, provinciali e comunali avrebbero dovuto essere dignitosamente cancellate dal calendario. Ha prevalso, invece, l’incurabile tendenza tipicamente italiana di affrontare la realtà ricorrendo alla demagogia, alla retorica, ai bei discorsi dei soliti pifferai politici. Quasi si volesse approntare e reiterare un distorsivo e ingannevole scenario mirato a mascherare la pregressa e attuale irresponsabilità della classe politica. Quasi di volesse porre in atto il tentativo di giustificare, agli occhi della grande massa degli allocchi e degli ingenui cittadini, “le spese pazze della Difesa” , fatte di eclatanti enormi dispendi di risorse finanziarie a fronte dell’incongruo e quanto meno sproporzionato apparato delle Forze Armate. 
Non è il caso di tornare su argomenti e dettagli triti e ritriti. Chi lo desidera potrà scorrere, relativamente al medesimo argomento, le riflessioni e le argomentazioni riferite agli anni 2010, 2011, 2012. Niente di nuovo sotto il sole!
In ogni caso una breve considerazione sull’inutile dispendio va fatta e non è azzardato asserire che le citate “spese pazze della difesa” oltre ad essere palesemente abnormi sono spropositate rispetto alle effettive esigenze, anche tenendo conto degli impegni scaturenti dai trattati internazionali. Ove si decidesse, coscienziosamente e responsabilmente, di tagliarle a dovere, si potrebbero ricavare facilmente le necessarie risorse occorrenti per alleggerire l’IMU, per evitare l'aumento dell’IVA, per il rilancio economico ecc-ecc. Un po’ di disoccupazione in campo militare (specie nel campo degli stracolmi e spesso parassitari organici degli ufficiali superiori, generali e ammiragli) sarebbe sempre molto meno preoccupante dell’aggressiva e dilagante perdita di posti di lavoro nei settori produttivi.

Ci fanno sapere, quasi vantandosi, che l’odierna parata è costata all’erario meno che negli altri anni, solo 1 milione e 500 mila euro. E’ notorio, però, che tale manifestazione, tenuto conto degli oneri indiretti che essa determina, dal 2010 ad oggi ha comportato un onere complessivo che supera abbondantemente i 10 milioni di euro. Come al solito le Istituzioni non dicono la verità e il cittadino deve andarla a scovare fra i meandri della burocrazia e degli omertosi apparati preposti al controllo della spesa pubblica. 

Riportiamo alcune cifre, fresche di giornata, relative alle “spese pazze” già fatte o a quelle “impegnate in bilancio”: 
• un miliardo destinato a comprare satelliti spia in aggiunta a quelli già in esercizio; autentico “spreco in orbita”;
• quasi altrettanto per lo sviluppo del progetto dell’inutile missile antiaereo MEADS che, oltretutto, corre il rischio di non entrare mai in produzione; 
• ben 13 miliardi per il “caccia multiruolo” F.35 (marca USA) già da molti considerato insicuro, di onerosa e difficile manutenzione, inadatto all’uso cui teoricamente dovrebbe essere destinato;
• oltre 12 miliardi per il caccia “Eurofighter 2° serie” ;
• 1miliardo e 319 milioni per costruzione e messa in uso della sofisticata portaerei “Cavour” (circa 3500 uomini di equipaggio), tenuta poi all’ancora o utilizzata, in via subordinata, per la degradante funzione di “trasporto” di materiali di soccorso in zone colpite da calamità naturali, o quale “clinica mobile-attrezzata” per casi di gravi patologie o interventi chirurgici che dovessero presentarsi in luoghi lontani dai confini nazionali; per inciso, oltre alla citata “Cavour” la Marina italiana dispone di un’altra costosa nave portaerei (“Garibaldi”) mentre l’inglese “Home Fleet”, vetusta “regina dei mari”, non ne ha neppure una;
• 3 miliardi e 492 milioni per gli elicotteri NH90
• 1 miliardo e 564 milioni per “l’ammodernamento” dei caccia “Tornado”
• 1 miliardo circa per gli elicotteri CH47f
• 1 miliardo circa per i sottomarini U212
• 22 miliardi circa preventivati per la “digitalizzazione” (connessione in tempo reale) di uomini e mezzi dei reparti operativi, o presunti tali, mediante il sistema “NEC” (Network Enabled Capabilities); per le modeste esigenze “belliche” della Nazione Italia una tale mastodontica e faraonica operazione è semplicemente assurda; essa, probabilmente, serve solo ad appagare la vanagloria dei generaloni e ammiragli da tavolino che imperversano, “in autogestione”, nei posti di comando del Ministero della Difesa; a tal punto gli sprovveduti e temporanei ministri politici tutto fare appaiono come i meno colpevoli;
• 10 miliardi e 122 milioni per il personale in servizio (circa il 65% del totale degli stanziamenti del bilancio statale per il Ministero della Difesa);
• 1 miliardo e 303 milioni per la gestione dei servizi e per la manutenzione degli immobili.

Trattasi, IN TOTALE, di oneri (presenti e futuri) per circa 61 miliardi, cifra cui va aggiunto la non indifferente  spesa per l'Arma dei Carabinieri, inserita in un capitolo a parte del Bilancio della Difesa.

2 giugno 2013                                                                                                                       Luau
(dati rilevati da "L'Espresso" n° 18  del 9 maggio 2013)

 

       2012 - festa della repubblica

Perchè si continua a sprecare preziosi milioni in futili pur se scenografiche parate militari?
L’ovvia risposta è legata ai diffusi retrivi comportamenti della pseudo classe dirigente (pubblica e privata) e si potrebbe articolare in alcuni semplici concetti: eccessiva smania di potere, ostentazione di una stolta e spropositata “grandeur”, mancanza di sufficiente coscienza collettiva, comprovata assenza di rispetto per quei milioni di connazionali che vivono nell’angoscia del domani, nelle ristrettezze dell’oggi, nel dolore e nella sofferenza. Un poco edificante scenario che s’è esattamente ripresentato in Italia nei giorni in cui s’è approssimata e s’è concretizzata la ricorrenza del 2 giugno, 66° anniversario della Repubblica Italiana. 
Ricorrenza coincisa, stavolta, con le note gravi calamità naturali fronteggiate con terapie errate o non rispondenti, in ogni caso, alle esigenze dell’emergenza. Aggiungasi la scabrosa realtà della gravissima crisi economica e recessiva malamente affrontata dal governo dei Professori e il quadro complessivo diviene inquietante.  I motivi del sempre più eclatante insuccesso dei soloni della politica non sono poi tanto inspiegabili: i ricatti   parlamentari, le collusioni, gli interessi palesi e occulti degli intoccabili, la mancanza di coraggio decisionale, i giochi di potere dei duri a mettersi dignitosamente da parte, sono sempre dietro l’angolo. Senza dire di quella sorta di sudditanza ai poteri forti della galassia economico-speculativa-finanziaria internazionale, in gran parte allocata oltre oceano. Un indegno stato di fatto che, ovviamente, ha condizionato e condiziona ogni sperata svolta rigenerativa e ha smentito il taumaturgo chiamato al letto della morente Italia dall’insigne imborghesito inquilino del Colle. Quest’ultimo, senza con ciò volere mancare di rispetto alla più alta carica dello Stato, sembra avere dimenticato, per l’occasione, la sua trascorsa militanza e il suo credo politico di sinistra. Di quella sinistra che, ancora in tempi non tanto lontani, ha pur difeso dignitosamente e concretamente, la fascia popolare dei lavoratori e, più in generale, il cosiddetto proletariato. Il tutto si manifesta, ogni giorno, attraverso lo sconfortante scenario di pericolosa ignavia istituzionale caratterizzata dal vacuo formalismo dell’apparato e dalla perniciosa burocrazia che blocca ogni cosa. Uno stato di fatto che fa pericolosamente proliferare la contestazione degli amorfi movimenti qualunquisti alla Grillo. Ciò genera, altresì, la cocente delusione dei moltissimi italiani benpensanti ancora immuni dalla patogena tendenza a porre il proprio cervello al servizio dei farisaici e infidi centri di potere. Diciamo “centri di potere” e non “ centri politici” per non abusare del termine “politica”. Trattasi, quasi sempre, di strutture bene organizzate e pinguemente alimentate (magari con prezioso denaro pubblico) ove mediocri despoti, spesso portatori di una pur opinabile affidabilità, operano subdolamente per appropriarsi di delicate funzioni istituzionali. La politica, intesa nel suo alto significato etico e ideale, dovrebbe godere, viceversa, del massimo rispetto. In sede partitica ci si continua a riempire la bocca di equivoci luoghi comuni quale quello, ad esempio, della discutibile asserzione che il Paese, in atto, è governato democraticamente. Senza dire poi, quando le cose vanno male o quando le plateali e talvolta volgari baruffe dei mestieranti dei partiti portano dritto dritto 
all’ingovernabilità della Nazione, della ricorrente e talvolta ricattatoria invocazione del responso del “popolo sovrano”. A tal proposito non è difficile constatare che, nella misura in cui sono venuti a mancare nei partiti la trasparenza, l’onestà culturale e ideale, la vocazione alla coerenza, oltre che l’intrinseca caratura professionale e la competenza dei quadri dirigenti, il voto diviene uno strumento posto in mano a degli arrivisti, a dei faccendieri di bassa lega, a degli emeriti ciarlatani che fanno della parola un nefasto acidume che corrode il tessuto sociale della Nazione. Ove gli elettori fossero ancora una volta chiamati alle urne mediante la ben nota “porcata” dell’attuale legge elettorale o di un qualche altro consimile pateracchio, la consultazione tornerebbe ad essere una sorta di specchietto per le allodole, una sorta di lasciapassare con licenza di peculato assegnato alla parte più spregevole della casta partitica. Tutto ciò premesso è d’uopo rientrare in tema, per dialogare in merito alla utilità o meno sui “festeggiamenti” del 2 giugno in onore della Repubblica e sulla contestata “parata” ai Fori Imperiali. A prescindere dal fatto, a tutti evidente, che nell’anno di grazia 2012 in Italia c’è ben poco da festeggiare, ogni cosa potrebbe essere sintetizzata in poche parole: ipocrisia, improprio uso del termine “sobrietà”, giudizi arroganti e poco rispettosi verso chi, in un periodo di stenti quale quello attuale, s’è dichiarato contrario a talune pompose e costose manifestazioni celebrative. E’ cosa grave, peraltro, che talune affermazioni vengano espresse a cuor leggero da personaggi pubblici di vertice. Come non dedurre, in proposito, che parecchi di costoro hanno perso il contatto con la realtà del Paese? 
Cosa dire, alla fine, della “sobria” parata ? Una invereconda bugia destinata agli ingenui.
S’è assistito ad uno spettacolo estemporaneo, ostentativo e futile che pur tuttavia ha messo in luce quanto sia palese in campo militare lo sciupio di notevoli risorse. Sciupio che ben poco riscontro offre in termini di 
produttività rispetto ai compiti d’istituto ove non si voglia considerare tale l’inveterata tendenza a rincorrere la forma e l’esteriorità piuttosto che la sostanza. Non si può non constatare che gli uomini in divisa, in quasi tutti i settori delle strutture militari o militarizzate, sono palesemente esorbitanti rispetto alle realistiche occorrenze. Balza all’occhio di chiunque come gli organici siano stracolmi di graduati di tutti i livelli, spesso sotto utilizzati o assegnati a compiti quantomeno stravaganti. 
Il conto, senza includere i soldati “scelti” i “caporali” e i “caporali maggiori”, va presto fatto: oltre 30/mila sottufficiali, parecchie migliaia di ufficiali di reparto, una numerosissima schiera di ufficiali superiori e ben 600 fra generali e ammiragli con una o più stellette indorate a completamento della greca - quasi il doppio di quelli in servizio negli Stati Uniti -, formano i quadri delle Forze Armate. Assommano, nel complesso, a circa il 45% del personale in servizio permanente. 
Per quanto riguarda la parata basterebbe annotare che uno degli “speaker” della diretta RAI è stato nientemeno che un ben remunerato generale, per l’esattezza il Gen. Fogari. E’ chiaro che per assolvere a tale compito sarebbe bastato un semplice ufficialetto di primo pelo purché dotato di un minimo di capacità nel leggere le annotazioni di cui al raffinato “opuscolo illustrativo”, magari frutto di chissà quanto impegno e onerosità in sede di elaborazione, stampa e divulgazione. A “comandare” i settori della sfilata sono stati anche quest’anno chiamati, in barba alla strombazzata “sobrietà”, tronfi generali e ammiragli fra cui un Generale di Corpo d’Armata, il Gen,le Moscatelli, che impettito e ritto sulla camionetta che lo trasportava, spada roteante in pugno e ricco medagliere al petto, induceva, magari involontariamente, a raffrontare il tutto con la messa in scena di una qualche rinomata operetta. Essere lautamente pagati per assolvere ad un sì “impegnativo” compito, deve essere stato altamente appagante per l’interessato. Che poi addirittura un Contrammiraglio (De Felice) sia stato comandato a scendere dalla tolda di una nave o ad allontanarsi dall’incarico disimpegnato per precedere un “reparto di formazione” della Marina Militare, potrebbe sembrare un controsenso. Ma in Italia non lo è. Basta e avanza per giustificare una corposa busta paga. E che dire, ancora, del fatto che a guidare la sfilata di una qualche decina di suggestive “crocerossine” sia stata chiamata una diafana figura femminile che sulla candida divisa bianca - che più bianca non si può -, in uno all’appariscente croce rossa portava nientemeno che i gradi di Gen. di Divisione (la greca e due stellette). Sarebbe interessante venire a conoscenza dell’ammontare delle sue prebende, non certamente in linea con la paga di un operaio che lavora a rischio e men che meno con quella di un disoccupato in cassa integrazione. La 
sfilata, nel complesso, è apparsa del tutto modesta e, tranne i reparti di alcuni Corpi d’elite (Brigata “Sassari”, “Lagunari” e “San Marco”, “Granatieri di Sardegna”, “Taurinense”, “Nembo-Folgore”), i vari raggruppamenti ad essa partecipanti hanno fornito un ben modesto grado di preparazione e d’inquadramento. Non erano pochi coloro che stentavano a tenere il passo dando luogo a singoli scomposti movimenti. Più che ad una militaresca “parata” sembrava assistere al transito di gruppi più o meno allineati. Uno spettacolo per molti versi ben poco marziale, peraltro posto in maggiore risalto da talune alquanto goffe figure di ufficiali nel ruolo di capo settore o capo reparto. Un retaggio, antico quanto duro a morire, dell’antico apparato militare italiano. Quest’anno, forse con l’intento di convalidare una qual certa atmosfera di austerità, sono stati mobilitati anche i volontari del “servizio civile”, un reparto appiedato di vigili urbani, un folto raggruppamento di attempati e folcloristici appartenenti a diverse Associazioni d’Arma. Sarebbe stato simpatico se avesse partecipato alla sfilata anche un reparto di “Cappellani militari” che, come è noto, sono pur essi regolarmente stipendiati dal Ministero della Difesa. Per guidarli avrebbe potuto essere richiamato l’ex capo dell’Ordine dei Cappellani Militari oggi Presidente della C.E.I., il Cardinale Angelo Bagnasco che nei ruoli delle Forze Armate è equiparato al grado di Generale e che a fronte di pochi anni di servizio è titolare, si dice, di un assegno mensile di circa 4/mila euro. Non risulta che la porpora cardinalizia l’abbia indotto a rinunziare a detto assegno o, quanto meno, a devolverlo in beneficenza a famiglie disagiate. E’ affiorato, infine, anche l’aspetto ilare della parata. Qualche mente eccelsa avrà ritenuto che si potesse dare una impronta di sobrietà e di rispetto verso la gente colpita dal terremoto, limitando la durata degli interventi delle bande musicali, imponendo il silenzio alle fanfare nel passaggio dinanzi la tribuna presidenziale, evitando l’impiego di reparti di cavalleggeri, risparmiando l’onere dei consueti sorvoli della pattuglia acrobatica. Peccato che quest’ultima, vedi caso proprio l’indomani, ha partecipato ad una ben più onerosa rassegna svoltasi nello spazio aereo di un aeroporto italiano. Non si può dire, per chiudere, che la sobrietà abbia coinvolto più di tanto le auto blu dei numerosissimi personaggi istituzionali che non hanno mancato di elargire saluti e sorrisi come fossero alla prima della Scala, non disdegnando neppure di intrattenersi in serrati intimi dialoghi, come se stessero raccontandosi amene storielle. Qualche larvata battuta di mani di prammatica e qualche sornione atteggiamento di compiacimento hanno completato il poco edificante quadro da loro offerto alle telecamere. Viva l’ipocrisia, regola fondamentale della vita politica. 


3 giugno 2012                                                                    Luau

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             2 giugno 2011 - Festa della Repubblica       LA  STORIA  SI  RIPETE

Nello storico scenario di Via dei Fori Imperiali s'è tenuta la consueta "parata militare" per la celebrazione dell'anniversario della fondazione della Repubblica e che, quest’anno, in occasione dei 150 anni della proclamazione dello Stato Italiano, ha assunto un particolare significato. S'è trattato, tuttavia, di un vero e proprio apparato da "merchandising" ("commercializzazione", per chi non conosce l'inglese) programmato e allestito in maniera sfarzosa, senza risparmio di mezzi e di denaro. Quanto è costato tutto ciò al contribuente? Certamente diversi preziosi milioni di euro. Ovviamente, in un contesto di crisi economica nazionale, tale avventato sciupio urta la sensibilità delle persone assennate che fanno della parsimonia la colonna portante della propria esistenza. Basti pensare alla costosa mobilitazione di ben 5000 uomini (fra i quali moltissimi alti ufficiali, generali e ammiragli) cui, oltretutto, spetta la trasferta e lo straordinario. Basti pensare alle migliaia di mezzi motorizzati impiegati che, ovviamente, non camminano ad acqua e, alla stregua dei 
carri dei "triumphi pompa militari" di romana memoria, non sono trainati da un nugolo di schiavi. Basti pensare ai rilevanti costi di interi quartieri blindati e preventivamente setacciati in funzione anti-terrorismo. Basti pensare, infine, all'evidente quanto notevolissimo onere per l'approntamento di migliaia e migliaia di "divise d'epoca" non certamente di "serie" o di scadente qualità e confezione. Senza dire, ancora, dei non quantificabili oneri di rappresentanza derivanti dalla presenza di una ottantina di delegazioni di altre Nazioni, fra cui molti Capi di Stato e relativo codazzo. Il tutto senza raffrontarsi, più o meno coscienziosamente, con le note e gravi difficoltà di bilancio, con lo stratosferico paralizzante e rischioso debito pubblico, con l' incalzante disoccupazione, con la precarietà del vivere quotidiano di milioni di cittadini. Facezie per il dorato mondo dei politicanti di mestiere o per i molti arruffoni e affaristi che alimentano, anche attraverso il tornaconto del potere politico, malversazione e corruzione. Tutto ciò porta a porsi una domanda: chi e che cosa stiamo festeggiando? Non volendo tediare il lettore con l'analitica descrizione dello svolgimento tecnico della "parata" di cui sopra, ci rifacciamo a quanto s'è avuto già modo di segnalare in occasione di precedenti consimili 
manifestazioni. La storia, come suole dirsi, si ripete. 

            2 giugno 2011                                                                                        Luau


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2 giugno 2008 – Festa della Repubblica 

L’anniversario della fondazione della Repubblica non dovrebbe essere solo un atto formale, una semplice ricorrenza che si consuma attraverso demagogici discorsi o dispendiosi ricevimenti e parate. Dovrebbe essere, piuttosto, una cosa seria che si traduce nella sentita testimonianza dei sostanziali valori nazionali. Dovrebbe essere, altresì, il momento per un preciso richiamo ai doveri del buon governo, fra cui quello di assicurare dignità e parità di trattamento a tutti i cittadini, per come sancito dalla tanto decantata ma poco rispettata Costituzione. Parecchi settori delle Istituzioni, invece, non solo non avvertono i citati doveri, non solo non agiscono con fermezza per frenare la corsa della Nazione verso il baratro culturale, morale ed economico, non solo disattendono ai peculiari compiti di una sana e corretta amministrazione della cosa pubblica, ma, spesso e volentieri, aggiungono il danno alla beffa sperperando con disinvoltura il denaro dei contribuenti onesti, magari assecondando l’ingordigia e la vanagloria degli appartenenti a chiuse “caste”. E non ha alcuna rilevanza pratica se il Governo è di destra o di sinistra: l’andazzo del rinomato bengodi all’italiana è pressappoco consimile.
Si diceva, una volta, che per gestire al meglio qualsivoglia attività (privata o pubblica) il principio da applicare è uno e soltanto uno, quello del “buon padre di famiglia”. Orbene, sembra assodato che al timone dei vari settori istituzionali, specie quelli nevralgici, non pare che la politica (prediligendo più il peso elettorale che la qualità) sia riuscita ad insediare personaggi cui attribuire, in coscienza, la qualifica di “buon padre di famiglia”.
Come è possibile spiegare, infatti, la ricorrente tendenza che porta ad imboccare la pericolosa strada dell’ irrefrenabile sciupio del denaro pubblico?
Come è possibile giustificare, ancora, il fatto che una sostanziale fetta delle mai sufficienti entrate tributarie (l’evasione è pur sempre il cancro del decrepito sistema fiscale nostrano) venga allegramente sperperata per finanziare costose feste e festini, ricevimenti e parate, vacue scenografie di manifestazioni spesso finalizzate a dare l’illusione di una efficienza settoriale tutt’altro che esistente?
Quando si capirà, in alto loco, che il “sistema Italia” non può continuare a vivere al disopra delle proprie reali possibilità?
Fatta questa amara premessa, diviene più agevole riportare il discorso alla “festa della Repubblica”, così come è più pertinente manifestare, in proposito, riflessioni, osservazioni e commenti:
- a chi giova, nel presente cruciale momento di crisi economica ed esistenziale, sprecare tante energie umane e tanto denaro pubblico per organizzare e realizzare incongrue “parate” e “sfilate” improntate alla pura ostentazione?
- come giudicare l’inverecondo narcisismo dei molti “generali“ presenti, essenzialmente volto ad esibire “firmate” e variopinte divise (probabilmente pagate, alla faccia della “trasparenza”, mediante “rimborsi a pie’ pagina”), mostrine e distintivi a tutta giubba, vistose quanto anacronistiche sciarpe azzurre?
- a che serve il massiccio dispiegamento di oltre 7.500 uomini (in buona parte graduati e ufficiali) e di costosissimi mezzi militari e non (peraltro tenuti sotto pressione per giorni e giorni in snervanti prove e controprove) che pesano parecchio sull’Erario sia in relazione alle succose retribuzioni che per l'acquisto, per i consumi, per la manutenzione e usura di detti mezzi?
- come giustificare l’oneroso approntamento dei faraonici e blindati prosceni di Via dei Fori Imperiali, quando è chiaro che essi servono solo a dare modo a tanti vanesi professionisti della politica e a tanti burocrati d’alto bordo di pavoneggiarsi, considerato anche il rigido “protocollo” che assegna i posti in funzione del grado di potere in atto esercitato o di cui hanno precedentemente fruito?
- come tollerare ancora l’uso improprio di centinaia (forse migliaia) di “macchine blu” e dei relativi addetti che vengono ad aggiungersi ai nugoli di agenti impiegati per molte immotivate “scorte”?
Tutto ciò non è certamente il modo migliore di festeggiare la Repubblica, specie tenendo presente che la nascita della stessa è costata al Popolo italiano quasi una guerra civile, le migliaia di morti della lotta di liberazione, il sacrifico di innumeri schiere di vittime civili, le sofferenze e le privazioni del dopo guerra.
Viceversa, in questo particolare momento di crisi economica nazionale e internazionale, di caro vita, di difficoltà alimentari a livello globale, sarebbe stato oltremodo meritevole assumere la responsabilità (pur se probabilmente non condivisa da taluni insensibili ambienti corporativi dell’apparato militare) di annullare ogni esteriore manifestazione, ogni sconveniente pubblica esibizione, ogni scenografica parata, ogni luculliano ricevimento. Sarebbe stato parecchio più utile e significativo fare quattro facili conti, accertare l’esatto costo di superflue iniziative (trattasi certamente, in barba al contenimento della spesa pubblica, di parecchie decine di milioni di euro) e indirizzare l’equivalente ammontare all’estinzione di titoli di Stato (BOT – CCT – ecc.) diminuendo così, magari solo simbolicamente, il gravoso debito pubblico che annualmente costringe l’Erario all’esborso di oltre 70/miliardi di euro per interessi e provvigioni bancarie.
Piuttosto che di retorici sermoni e di vuoti formalismi di facciata, l’Italia ha bisogno di una concreta e mirata rieducazione al risparmio e alla parsimonia, nell’ambito in un rinnovato spirito di solidarietà nazionale. Nel giorno della festa della Repubblica, non è stato certo edificante l’esempio fornito dalle Istituzioni civili e militari, specie in materia di spregiudicato uso dell’apparato istituzionale.
Il nostro sfogo si presta, con molta probabilità, al riaffiorare di preconcette obiezioni (pur se solo derivanti da distorte interpretazioni dei valori nazionali), a sorrisini di sarcasmo (pur se frutto di scarsa attitudine ad attenzionare seriamente la realtà), al pericolo di eventuali ripicche (pur se legate a quel certo livore che coglie chi è nella presunzione di essere “intoccabile”). Tale più che giustificato sfogo è pur sempre l’espressione di quella libertà di pensiero e di giudizio che non dovrebbe mai venire meno fra la gente che ragiona con la propria testa, che non è “intruppata”, che non è disponibile a farsi irretire dai soliti discorsi in chiave “politichese”, che non vuole essere prevaricata da insicure impostazioni di politica settoriale o da deleteri orientamenti di arroganza partitica, che non aspira ad entrare nei nefasti giochi della spartizione del potere e che, infine, desidererebbe vivere con modestia, con umiltà francescana e in pace col prossimo.

3 giugno 2008                                                                                              A. Lucchese

 

P.S. – Il discorso vale anche per tutte le numerose e spesso futili celebrazioni di “anniversari” e “ricorrenze”, la cui validità e opportunità è parecchio discutibile.

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